Comune e provincia uniti per rilanciare un settore troppo a lungo trascurato
Rinasce un'antica perla del turismo
Anziché alle masse si punta all'èlite, dai congressi all'arte alla scienza
I conventi che accoglievano i pellegrini diretti al Sacro Monte sono stati dal Cinquecento il primo centro ricettivo. <<Non inventiamo nulla - racconta il sindaco. Aldo Fumagalli -. Varese e stata la città-giardino per molti milanesi.
Era un centro turistico lo provano i grandi alberghi dei tempi liberty. Senza contare appunto i conventi per i pellegrini che percorrevano la via Sacra al Sacro Monte. Quindi il progetto di una Varese turistica altro non e che il recupero di una identità che già avevamo prima dello sviluppo industriale. Ed è una scelta necessaria perché ormai le industrie, quanto meno dalla città se ne sono andate>>.
E cosi si comincia dal Giubileo: il Sacro Monte è inscritto nei circuiti del turismo religioso, ed è già una prima occasione. Poi c'è l'Università: anche su questo le amministrazioni leghiste, della Municipalità come quella della Provincia, hanno investito. Università non vuol dire solo cultura o trattenere i giovani nella propria città per avere in futuro una classe dirigente più pronta e preparata: vuol dire anche avere il supporto scientifico per un progetto più ampio sempre legato al turismo, e cioè la possibilità di ospitare convegni scientifici, che diventa componente fondamentale del progetto di rilancio.
<<Non abbiamo certo in mente il turismo di massa - spiega Fumagalli - ma un turismo colto che può trovare in città anche musei di grande respiro>>.
Cosi si fa di tutto per favorire la crescita del grande progetto su Villa Panza, dove nel rapporto tra privati (il conte Panza), gli enti locali e l'associazione specializzata (il Fai) si riesce a rendere pubblica una collezione d'arte moderna che di fatto diventa il Guggenheim varesino, sia per la qualità e quantità di ciò che e esposto, sia per il rapporto con la galleria statunitense.
Fondamentale diventa il recupero degli antichi alberghi liberty, lasciati ai margini negli anni del boom; e pensare che un tempo al Kursaal c'era persino il casino. II centro storico si e rifatto il lifting; anche se questo non e avvenuto senza problemi.
Basti pensare ai costi delle ristrutturazioni che hanno finito per espellere gli antichi abitanti, ma anche il tessuto di piccole botteghe.
Un gatto che si mangia la coda: mancano i negozi (quelli d'uso quotidiano, non le boutique), la gente se ne va. Gli affitti sono troppo pesanti, la gente non arriva, le botteghe non hanno di che vivere. I1 risultato finale e un centro oscurato dopo le 20.
<<Almeno nei mesi primaverili ed estivi cercheremo di farlo rivivere con una serie di iniziative o favorendo quelle attività che più sono finalizzate a richiamare gente>>, spiega il sindaco, che fra i suoi primissimi atti dopo l'insediamento ha presentato tutta la documentazione atta ad ottenere la qualifica di città turistica. E tutto sommato Varese si presta, tra montagna e lago.
Ma quello del rilancio turistico come investimento per il futuro non è alla fine solo un discorso limitato ala città. E' un discorso dei punti fissi dell'amministrazione provinciale. A partire da quel Lago Maggiore che sulla sponda lombarda e sempre stato sottostimato.
"Sponda grassa" e "sponda magra?', una divisione che durava nei secoli: i piemontesi che avevano il turismo d élite a Stresa, con le isole Borromee. I piemontesi a Intra avevano le industrie e a Laveno c'erano i traghetti per portare la manodopera. Un dualismo che non ha portato allo sviluppo di un patrimonio che pur c'era anche su questa porzione del lago.
<<Abbiamo otto laghi - spiega Massimo Ferrario, presidente della Provincia - abbiamo musei, monumenti, ambiente, tutto quello che serve per fare turismo. Ed allora vendiamo anche il pacchetto turistico Varese e il Varesotto.
Ci stanno provando: ovviamente non può essere di massa neppure il turismo sui laghi. Ne tanto meno quello culturale. Ma il lavoro deve pur cominciare sui piccoli numeri. I dati ufficiali dicono che ci sono circa 160 alberghi per 5.500 posti letto con un netto miglioramento qualitativo (anche se c'è stata flessione numerica) negli ultimi dieci-dodici anni, con un incremento costante di arrivi (e una flessione di presenze, sintomo che i periodi di permanenza si sono abbreviati).Su queste basi hanno puntato Provincia, ATP e Camera di commercio per la promozione negli States. Ma anche a livello europeo, mirando Paesi come Belgio e Olanda. Sicuramente piccoli mercati, questi ultimi, ma anche particolari, di gente che non si intruppa.
In qualche modo la promozione dell'area varesina non può nemmeno prescindere dai rapporti stretti con le zone vicine.
Metti il caso del Verbano, con le normative diverse tra Piemonte e Lombardia in termini di navigazione; oppure, e questo e ancora peggio. le differenze di valutazioni dell'inquinamento da DDT tra acque lombardo-piemontesi e gli svizzeri. Lo stesso pesce a Magadino si può pescare e mangiare, a Luino o a Stresa ne pescare ne mangiare. A rimetterci alla fine sono i pescatori di qua dal confine. E il tavolo di compensazione alla fine diventa la Regione Insubria. organizzazione transfrontaliera che vede lombardi di Varese e Como, insieme a piemontesi di Verbania e svizzeri del Ticino. Problemi comuni da risolvere insieme- anche se lo Stato centrale nel frattempo ti guarda di traverso, senza capire che i rapporti tra le diverse realtà locali sono ben diversi il più delle volte da quelli che a Roma si immaginano.
Ritornando ai laghi (soprattutto Ceresio e Verbano) il primo problema e quello dell'inquinamento e non si potrebbe non affrontarlo senza una logica comune ognuno a fare la sua parte.
Cosi la Provincia di Varese ha messo in acqua quegli spazzini che qualcuno prima di Ferrario aveva acquistato e mai utilizzato.
Per migliorare, per rendere più appetibile, ognuno la propria parte, per "vendere" poi un prodotto comune.
Guarda caso comunque i progetti ancora una volta guardano a Malpensa. Perché il turismo dovrà arrivare da quella porta, turismo culturale o congressuale che sia: la molteplicità delle offerte viene comunque condizionata dalla facilita dell'accesso.
Progetti banali e semplicistici, dirà qualcuno. Ma spesso sono proprio i progetti semplici quelli fattibili.
Ferrario propone l'esempio del Lago di Varese, uno dei più inquinati d'Europa. Prima di Tangentopoli, quando non si pensava a nessun progetto che non fosse di decine o centinaia di miliardi, altri avevano pensato a grandiosi interventi, costosissimi già in fase di consulenza. A nessuno era passato per la mente di rivolgersi ai ricercatori del Ccr di Ispra forse perché i loro progetti non sono pilotabili verso gli interessi degli appaltatori.
Cosi l'idea di svuotare il lago per poi ripulirne il fondale (e dove sarebbe finita tutta la melma se non in un altro mega business?) e stata accantonata per la meno costosa ipotesi di rivitalizzarne il fondo ossigenando le acque più profonde che tendevano invece a ristagnare.
Era un progetto semplice, fin quasi banale, poco costoso (tutto e relativo, perché si tratta comunque di miliardi) che con il sistema di collettori intorno alle rive che scaricano nel depuratore a Gavirate porterà ad avere un lago più pulito ed utilizzabile, Come si conviene appunto ad una città e ad una provincia che avendo raggiunto la saturazione industriale, punta sul turismo per continuare a crescere.