GIANCARLO PAGLIARINI *
Sabato scorso un Tg della Rai ha detto che la Lega "ha cambiato rotta unaltra volta". Non è vero. Da quando è nata, la Lega non ha mai cambiato il suo obiettivo che è sempre stato quello di essere "padroni a casa nostra".
Questa è una parola dordine, come il "Nord contro Roma". Le parole dordine sono sempre corte, sintetiche. La loro traduzione in linguaggio amministrativo è che noi vogliamo, oggi come ieri, tenere e gestire liberamente una quota significativa dele imposte e tasse che paghiamo. Diciamo assolutamente non meno del 70 per cento. E che noi vogliamo, oggi come ieri, il diritto di scrivere e di fare applicare a casa nostra le leggi che riteniamo più coerenti con la nostra cultura, con la nostra prassi e con le nostre tradizioni; naturalmente nel rispetto dei principi generali statuiti dallUnione Europea.
Dunque lobiettivo della Lega nel corso degli anni non è mai cambiato. Questo deve essere ben chiaro. Quelli che sono cambiati nel corso degli anni sono solamente i mezzi, se volete chiamiamoli "gli strumenti", che abbiamo via via cercato di utilizzare in via prioritaria per realizzare il nostro obiettivo. Per la verità da quello che sento dire in giro mi sembra che sia cambiato anche il livello della pazienza di cittadini delle regioni del Nord, che non ne possono veramente più di vivere in un paese così disorganizzato, inefficiente, incapace di darsi leggi comprensibili e di farle rispettare. Di vivere in un paese che è incredibilmente generoso con i ladri e i delinquenti, sempre più tutelati ed impuniti. Che sono stufi di pagare tutte queste tasse e questi contributi sociali e di non vedere dove vanno a finire i loro soldi, di non poterne disporre, di non poterli usare per i loro anziani, per le loro pensioni, per le loro scuole, le loro strade, i loro comuni, i loro ospedali, i loro trasporti e e loro imprese.
Siamo tutti daccordo che per raggiungere il nostro obiettivo i voti che abbiamo oggi non bastano. Abbiamo bisogno anche di voti 1) dei tanti indecisi e 2) anche di quelli che oggi si dichiarano insoddisfatti ma "non leghisti".
Per realizzare il nostro obiettivo il mezzo tecnicamente più corretto, a mio giudizio, è ancora quello della separazione consensuale delle due economie e delle due culture del paese. Questo è sicuramente il mezzo più efficace per risolvere problemi economici di tutto il paese, sia della Padania sia del Mezzogiorno. Per generare competitività e senso di responsabilità, di conseguenza per generare di risorse finanziarie che servono per risolvere il problemi delle pensioni, della sanità, della giustizia e della disoccupazione. Tuttavia abbiamo dovuto prendere atto che oggi la maggioranza dei cittadini su questa strada non ci segue. I tempi non sono maturi. I motivi sono tanti: culturali, la bravura dei nostri avversari che hanno usato con cinismo e intelligenza potenti mezzi di disinformazione, alcune nostri errori e, secondo me, anche e soprattutto una significativa irrazionalità diffusa nella nostra società, che si beve a criticamente le lacrime di Berlusconi davanti agli albanesi, le mistificanti analisi economiche di DAlema e dei Prodi, e che in genere dà ragione quelli che gridano più degli altri. Comunque il fatto è che la maggioranza dei cittadini questo strumento oggi non lo accetta, e sarebbe veramente grave da parte nostra non prenderne atto.
Questo non significa che dobbiamo cambiare il nostro obiettivo, perché altrimenti non saremmo più la Lega. Diventeremmo unaltra cosa. Questo però significa che è necessario identificare un altro mezzo, un altro strumento, con il quale identificarci e al quale dare priorità nella nostra azione politica dei prossimi mesi.
Stiamo parlando di mezzi, di strumenti, sia ben chiaro. Il fine, che non cambia e per quanto mi riguarda non potrà mai cambiare, è sempre quello di essere "padroni in casa nostra", e dunque di essere più liberi dallo Stato centrale di Roma e di avere maggiori responsabilità.
Per raggiungere il nostro obiettivo abbiamo a disposizione tre strumenti: 1) la separazione consensuale, 2) il federalismo, e 3) quello del graduale rivoluzione di poteri dello Stato centrale.
è stato deciso di accantonare la separazione consensuale. Voglio ripetere che per me questa resta lo strumento tecnicamente più valido: ma la maggioranza della gente non accetta, e mi sembra di poter dire che questa è lennesima prova che le decisioni politiche sono molto spesso figlie del cuore e più raramente nel cervello. Basta, la Lega deve rispettare il "comune sentire" della maggioranza di cittadini. Dunque abbiamo rinunciato ad utilizzare questo strumento, almeno finché ci sarà evidenza che non è accettato (o capito) dalla maggioranza di cittadini.
Per quanto riguarda il secondo strumento, quello del federalismo, questo è uno strumento al quale in futuro dovremo sicuramente dedicare maggiori energie. A mio giudizio è opportuno che il consiglio federale approvi finalmente il testo ufficiale del federalismo proposto dal nostro movimento. E che ne organizzi la diffusione e pubblici dibattiti con tutti quelli che si dichiarano federalisti. Anche e soprattutto con i nostri avversari. E naturalmente i nostri parlamentari dovranno partecipare a tutti i dibattiti e a tutti i lavori che si svolgeranno a Roma su questo argomento, evidenziando le enormi differenze tra il "federalismo alla romana" ed il federalismo che dovrà essere proposto ufficialmente dal nostro movimento.
Venerdì e sabato scorso ci siamo trovati ad Acqui Terme per discutere del terzo strumento, quello della graduale devoluzione di poteri dallo Stato centrale. Era necessario discuterne perché allinterno di questo strumento le possibilità sono tantissime. Si può passare da unopzione minima, come quella della eliminazione dei commissari di Governo previsti dallarticolo 124 della Costituzione, su su fino alla proposta di un Parlamento della Padania, come hanno recentemente ottenuto gli Scozzesi da Parlamento di Londra.
Lutilizzo dello strumento della graduale devoluzione di poteri dallo Stato centrale non certo una novità. La Lega lo sempre utilizzato. Solo per la cronaca mi ricordo che a Montecitorio abbiamo depositato proprio questi giorni un disegno di legge che prevede leliminazione della funzione dei prefetti e il trasferimento di loro compiti e poteri a Sindaci e a Presidenti di Province e di Regioni.
Una via che avremmo potuto seguire era quella di predisporre un piano pluriennale di devoluzione di poteri, da concordare con i vari partiti politici e poi realizzare gradualmente in Parlamento. Sarebbe stata la via più razionale e senza strappi, ma il numero dei nostri parlamentari non era sufficiente per tentare di realizzare questo progetto. Inoltre devo dire che non è giusto farci illusioni: ormai cè la continua evidenza che questo Stato centrale per la via parlamentare normale non è intenzionato a cedere niente, nemmeno ununghia. Lincontro di Acqui Terme aveva dunque lobiettivo di identificare allinterno dello strumento della devoluzione di poteri un progetto forte con il quale identificare lazione politica del nostro movimento nei prossimi mesi e sul quale far convergere il consenso, le firme e i voti dei cittadini che vivono, lavorano, pagano le tasse nelle regioni del Nord e sono stanchi di vivere in un paese così disorganizzato e lontano dalle loro necessità.
Allo stato, le tre proposte più forti in tema di devoluzione di poteri erano queste:
A me ognuno di questi progetti piace moltissimo, e sono convinto di due cose.
La prima è che i risultati pratici, concreti, di ognuno di questi tre progetti alla fine sarebbero identici. Non è che uno ci renderebbe più o meno "padroni a casa nostra" di un altro. Se riuscissimo a realizzarne solamente uno, col primo, con il secondo o col terzo otterremmmo lo stesso risultato pratico: ci libereremmo da Roma e dei monopoli dello Stato centrale, e saremmo finalmente più "padroni a casa nostra".
La seconda è che finché avremmo solo il 10 o anche il 15 per cento dei voti, a Roma non riusciremo realizzare nessuno di questi tre progetti. Per il semplice motivo che lapprovazione da parte del parlamento di Roma di uno qualsiasi dei tre progetti significherebbe linizio della fine di questo sistema e linizio di uno nuovo, caratterizzato da minor potere dello Stato centrale, della sua burocrazia e dei "signori dei palazzi romani". Secondo me dunque non era tanto il caso di cercare di capire se uno dei tre progetti ci avrebbe dato più libertà e più responsabilità degli altri, mentre era invece il caso di capire quali questi tre progetti è più vicino al "comune sentire" della gente. Non al "comune sentire" di noi leghisti, perché sono convinto che alla nostra base e ai nostri militanti stanno bene tutti e tre progetti. O anche se ne preferissimo uno, ma per quello non ci fosse la sicurezza di realizzarlo, tutti noi saremo ben felici di rinunciarvi a favore di uno qualsiasi degli altri due, se per quello ci fossero maggiori possibilità di successo. Ad Acqui Terme, per i motivi che sono stati spiegati nei giorni scorsi sul nostro giornale, si è deciso di scegliere la prima opzione, quella del Parlamento della Padania, precisando che avrà le 5 competenze esclusive indicate nella tabella qui di fianco.
LE
CINQUE COMPETENZE ESCLUSIVE
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È importante che i cittadini capiscano bene il significato di questi cinque punti e della "questione Settentrionale". Per questo cominceremo al più presto a descrivere sul nostro giornale come cambierebbe in meglio la qualità delle nostre vite se continuassimo ad essere cittadini della Repubblica italiana "una ed indivisibile", ma con il potere di Roma bilanciato da un Parlamento della Padania con queste cinque competenze esclusive.
Poi dovremo cominciare la raccolta delle firme su questo progetto. Perché è importante che la legge che proporrà la costituzione del Parlamento della Padania sia una legge di iniziativa popolare, corredata veramente da tantissime firme. Altrimenti sarà tutto inutile.
Per questo motivo secondo me è necessario che quei cittadini che non seguono con particolare interesse la politica e che non sanno niente della Lega Nord identichino fino nei prossimi mesi il nostro movimento in questo modo:
"...ah, la lega... si, la loro proposta la firmo, perché sono quelli che vogliono un Parlamento della Padania che ci farà pagare meno tasse, e che quei soldi li farà spendere quasi tutti qui da noi. E che non permetterà che ci tagliano le pensioni. E che farà smettere tutti questi frutti nelle nostre case..."
* Capogruppo alla Camera
da "LaPadania" 8 settembre 1999