Il Popol Giost di santa croce

di Matteo Incerti (da Quaderni Padani 8)

 

La circolare n. 4/96 del 10 febbraio 1996, che vieta l’uso dei dialetti nella toponoma-

stica stradale, fa la sua prima vittima in Emilia, colpendo al cuore la cultura di un antico

quartiere della cittą di Reggio: il "Popol Giost" di Santa Croce interna, che non potra intito-

lare una piazza con il proprio tipico nome dialettale.

Nel 1992, gli abitanti del rione, specie in passato il piu popolare e tipico di Reggio, ave-

vano chiesto al Sindaco di Reggio con una petizione di intitolare uno slargo del quar-

tiere "Piasa del Popol Giost"- Piazza del popolo giusto, per ricordare il tipico sopranno-

me degli abitanti di Santa Croce (anche dett; "crusarol").

In comune fu anche presentata una mozione da parte dei consiglieri della Lega Nord

1n appoggio a questa iniziativa partita dai cittadini. Il Sindaco di Reggio Emilia, Antonel-

la Spaggiara (Partito Democratico della Sinistra) ed il Consiglio, accettarono le propo-

ste avanzate in primo luogo dai cittadini e nel novembre 1992, pur in attesa di ufficia-

lizzare il nome della piazza, il Sindaco alla presenza del Comitato popolare del quartie-

re scopri la targa "Piasa del Popol Giost". Lo scorso 23 marzo, con il Comune ancora in

attesa di una risposta da Roma di ufficializzazione del nome della piazza, la ghigliotti-

na centralista e illiberale, ha infranto i sogni degli abitanti del quartiere di Santa Croce in-

terna.

Del caso si sta interessando ora la Lega Nord che presentera al Governo Prodi una interro-

gazione parlamentale per chiedere una deroga al provvedimento e l’abolizione di questa

norma assurda di puro stile fascista.

Fra l’altro in questo caso il nome "Popol Giost" (Popolo Giusto) e facilmente compren-

sibile anche da chi non parla dialetto reggiano o e straniero, quindi non puo neanche reg-

gere l’argomentazione che i nomi delle strade o piazze devono essere facilmente com-

prensibili per orientarsi.

 

Popol Giost un quartiere diventato Popolo

 

Interessante ai margini di questa vicenda che dimostra quanto il centralismo di Roma

vada contro la volonta della gente che vuole recuperare le tradizioni, e la storia di questo

quartiere fattosi praticamente popolo. Il piu antico fra i quartieri della cittą, Santa Croce

interna, era anche il piu popolare e tipico.

Ben oltre 70 osterie si trovavano nelle vie del rione: Via Santa Croce la principale (trasfor-

mata in Via De Amicis nei primi del secolo sotto i Savoia e poi in Via Roma che e il nome

attuale, dal regime fascista).

Il quartiere durante il fascismo venne sventrato, perdendo molte sue particolarita e gli

abitanti furono costretti ad una "diaspora" verso altre zone della cittą.

Questo non ha impedito pero ai vecchi abitanti di conservare le tradizioni.

Da qualche anno si e formato un Comitato Popolare, che organizza ogni estate una fe-

sta con cena sotto le stelle nella "Piasa del Popol Giost", ha salvato un’area verde del

quartiere dove una volta sorgeva il vecchio Ospedale (che il Comune di Reggio voleva ce-

mentificare) organizzando anche con il quotidiano locale il Resto del Carlino, un refe-

rendum fra la gente per dare il nome anche al Parco ora nominato per volonta popolare

"Santa Maria".

 

L’Arsave una lingua di quartiere

 

Una particolarita che ha interessato anche diversi storici come il giovane reggiano An-

tonio Canovi che ha dedicato al Popol Giost due libri (1), e il dialetto diverso dal resto della

cittą, che si parlava in passato in Santa Croce: il famoso "arsave", in pratica dialetto reg-

giano alla rovescia.

Si pensa che storicamente le origini di questa vera e propria lingua che oramai solo i

piu anziani sono in grado di parlare, vadano ricercate nel fatto che molti abitanti di que-

sto quartiere popolare erano addetti in passato a piccole illegalita come furti di galline

e di uova. Per non essere capiti dalle autorita parlavano cosi questa lingua. Anche durante

il fascismo, l’<<arsave>> fu molto utilizzato dagli abitanti di Santa Croce. In questo modo

per la milizia di Mussolini ed agenti dell’Orva (i servizi segreti del Regime fascista) era

praticamente impossibile carpire notizie interessanti su antifascisti del rione.

Le scritte antifasciste mascherate

Sempre durante il fascismo, e interessante notare che sui muri del quartiere comparve-

ro tipici motti popolari di Santa Croce come "Il Popol Giost aspetta la neve" (che in pre-

cedenza era utilizzato come un augurio di lavoro per i piu poveri che, quando nevicava,

trovavano impiego come spalaneve), e invece nel linguaggio antifascista del "Popolo

Giusto" significava l’attesa della caduta del Regime e la fine della guerra. Infatti nell’apri-

le 1945, gli anziani ricordano che in aggiunta ad alcune scritte venne scritto sui muri

<<E caduta!>>.

 

Quando il Popol Giost innalzo’ il suo albero della liberta’

 

Un altro episodio storico che sta a dimostrare la particolarita del quartiere di Santa

Croce, risale al periodo della Repubblica Reggiana, nel 1796, ispirata ai moti rivoluziona-

ri francesi. Per tradizione, veniva issato in ogni cittą nella Piazza principale, I’albero

della liberta, simbolo rivoluzionario francese. A Reggio ne venne alzato uno in Piazza

Grande (oggi Piazza Prampolini) e uno nel quartiere di Santa Croce.

 


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