L’autodeterminazione degli stati del mondo:

Norvegia

(Quaderni Padani 7)

 

La Norvegia ha cominciato a perdere gradualmente la propria indipendenza a partire dal XIV secolo;
nel 1537 il Re di Danimarca ha ufficialmente sancito l’annessione della Norvegia al suo regno.
Nel 1814, la Norvegia e stata tolta alla Danimarca e data alla Svezia in compenso dell’aiuto da quest’ul-
tima prestato agli alleati nelle guerre anti-Napoleoniche e come risarcimento per la cessione della Fin-
landia (fino ad allora svedese) alla Russia.
Per resistere a quella annessione decisa sulla testa del popolo norvegese si e costituito un gruppo di se-
paratisti che si e autoconvocato in Assemblea nella cittadina di Eidsvold e ha proclamato l’indipenden-
za della Norvegia: in soli dieci giorni e dieci notti gli autonomisti sono riusciti a discutere, stendere e adot-
tare una Costituzione che istitituiva una Assemblea nazionale (lo Storting). Tale documento e risul-
tato essere lo strumento fondamentale piu democratico e moderno allora esistente al mondo, con una
struttura cosi ben concepita e agibile che ancora oggi essa e la Costituzione Norvegese.
L’esercito svedese ha pero ben presto e facilmente avuto la meglio su quella sparuta minoranza di in-
dipendentisti e ha saldamente occupato il paese. Su suggerimento inglese pero, Svezia e Norvegia
sono stati mantenute come due regni formalmente separati e uniti sotto una unica corona (come In-
ghilterra e Scozia): il sovrano svedese nominava anche un Gabinetto norvegese che pero aveva sede a
Stoccolma e agiva alle dirette dipendenze del Re. A Oslo era invece insediato un Governatore Genera-
le che rappresentava la corona svedese. Per evitare disordini e reazioni la Svezia ha lasciato forrnalmen-
te in vita lo Stoffing privandolo di ogni potere reale e facendone una sorta di giocattolo formale.
In verita, in quesh e in tutte le occasioni successive, la Svezia si e sempre comportata con grande ci-
vilta e moderazione, esercitando il proprio potere senza eccessi e lasciando in vita una serie di struttu-
re formali che non rappresentavano nessun reale pericolo per la sua autorita.
Negli anni successivi la Norvegia ha gradualmente ottenuto qualche piccolo scampolo di autonomia (la
separazione delle carriere burocratiche fra i funzionari dei due regni, la separazione dei debiti nazionali)
e un importante e significativo (seppur temporaneo) risultato: la creazione di una banca centrale norve-
gese in grado - pur fra mille difficolta economiche - di battere moneta propria. Dal 1875 le monete
sono state di nuovo parificate.
L’autonomismo norvegese di quegli anni basava la sua azione su due linee portanti: 1) assumere la
responsabilita finanziaria e la totale autogestione della propria economia con coraggio e ad onta della
situazione complessiva tutt’altro che rosea e 2) cercare di raccogliere e ottenere qualsiasi frammento
\anche solo simbolico) di indipen_enza possibile, anche se poteva sembrare apparentemente margi-
nale o incoerente.
Cosi, nel 1821 la Norvegia si e data una bandiera (pur non riconosciuta come "nazionale") e una fe-
sta nazionale: il 17 maggio, data di adozione della vecchia Costituzioe del 1814.
A partire dal 1859, lo Storting ha cominciato ad assumere un atteggiamento sempre piu duro e a pren-
dere posizioni in forte contrasto con quelle del Governo svedese e di quello norvegese fantoccio, in una
contrapposizione che e durata 46 anni.
Fra le iniziative che sono state poste in atto ci sono state quella di rigettare la validita reciproca delle
decisioni dei tribunali e una proposta di unione doganale, e la richiesta di abolizione della carica di Go-
vernatore Generale.
Nello stesso periodo i Norvegesi si sono impegnati per incrementare le loro attivita commerciali (e il
.oro benessere) e si sono dedicati con grandissimo impegno a studiare la propria storia, il proprio fol-
clore e a crearsi una lingua propria.
Quello della lingua norvegese costituisce uno dei piu straordinari episodi di rinascita culturale e di
impegno indipendentista: gli intellettuali norvegesi (ma anche gli insegnanti e la gente comune) han-
no cominciato ad inserire nel Danese (allora usato come "lingua franca" scandinava) quanti piu pa-
role e modi di dire locali potevano trovare, fino a fare diventare gli elementi indigeni piu numerosi e pre-
valenti: il linguaggio che si e formato in questa continua opera di trasformazione (che dura tutt’og-
gi) e poi diventato lingua ufficiale del Paese.
Il movimento indipendentista si e trovato nella seconda meta del XIX secolo anche a dovere contra-
stare l’azione e l’influenza di una forte corrente culturale e politica "scandinavista" che rivendicava
l’unita fra tutti i paesi scandinavi: a quel tempo l’unificazione politica era spesso vista come un segno di
progresso e come un illusorio strumento di diffusione di civilta.
La storia tedesca e - soprattutto - quella panslava e italiana sono anche il triste risultato della diffusio-
ne di tali disastrose utopie. Per loro fortuna, gli argomenti autonomisti hanno avuto la meglio sulle
mode "scandinaviste" grazie al diffuso buon senso e a una serie di avvenimenti illuminanti, come la
guerra fra Germania e Danimarca del 1864.
La perseverenza delloStorting ha cominciato a dare i suoi frutti nel 1873 con l’abolizione del Governa-
tore Generale, sostituito dalla figura del Ministro di Stato per la Norvegia: una vittoria poco piu che
simbolica, ma importante sulla strada dei piccoli passi. La Norvegia proseguiva con ostinazione nel-
la sua politica "del tarlo", fatta di richieste continue e assillanti, eseguite con baldanza e pervicacia per
stancare l’awersario.
Ad un certo punto, in perfetta coerenza con la linea perseguita, lo Storting ha cominciato a delibera-
re che il Gabinetto per la Norvegia risiedesse permanentemente a Oslo. Ogni volta la Svezia esercita-
va il suo diritto di veto e ogni volta lo Storting lo rideliberava. Ad un certo punto lo Storting ha intima-
to ai Ministri di ubbidire e al loro rifiuto li ha dichiarati decaduti.
In un clima di crescente tensione si temeva un colpo di mano militare da parte degli Svedesi e si e
cominciato ad organizzare Corpi volontari di fucilieri. A quel punto o la Svezia usava la
forza o accettava la richiesta di nominare un Governo che fosse responsabile davanti alloStorting. La
Svezia ha scelto ancora una volta la via pacifica e ha concesso nel 1884 di formare un Governo nor-
vegese risiedente a Oslo e responsabile davanti all’Assemblea nazionale.
11 modo con il quale lo Storting ha da allora gestito i propri poteri e esemplare in termini di rispetto
per la democrazia e di coerenza nel percorrere la strada dell’indipendenza: si e preoccupato di introdur-
re un nuovo sistema giuridico, di migliorare il sistema scolastico e di estendere il suffragio elettorale. Piu
minacciosamente, ha anche cominciato a organizzare l’esercito norvegese su basi piu popolari: da que-
sto momento il poi lo Sforting avrebbe potuto contare sull’esercito.
La situazione si e tranquillizzata per alcuni anni ma, a partire dal 1888, il conflitto ha ripreso a in-
fiammarsi su controversie economiche. La Svezia si stava in qualche modo vendicando del rifiuto
opposto anni prima dalla Norvegia a costituire una unione doganale applicando nei suoi confronti una
pesante politica tariffaria: la Svezia rappresentava per la Norvegia una larghissima fetta del suo interscam-
bio commerciale e, per rimediare ai guasti che la politica doganale svedese le procurava, Oslo non po-
teva che rimediare incrementando i suoi commerci con l’estero. Per fare cio la Norvegia doveva pero
poter disporre liberamente di una propria rappresentanza diplomatica all’estero che curasse i suoi in-
teressi. Nel 1892 lo Storting ha percio deliberato di sospendere alla Svezia il pagamento del contributo
per il servizio consolare aggiunto che fino ad allora questa svolgeva per conto della Norvegia e di isti-
tuire unilateralmente un proprio servizio diplomatico autonomo.
Il Re di Svezia ha posto il suo veto che doveva pero essere controfirmato dai ministri del Governo nor-
vegese che si sono rifiutati di farlo.
Il Re ha allora sciolto il Governo norvegese e ha formato un nuovo Il Re ha allora sciolto il Governo
norvegese e ha formato un nuovo Gabinetto ma lo Storting si e rifiutato di approvare quest’ultima ri-
soluzione e ha di fatto messo il nuovo Gabinetto in condizione di non poter governare su di un parlamen-
to e su di un popolo che non ne riconoscevano l’autorita. Ancora una volta si sono sentiti rumori di guer-
ra ma (ancora una volta e come sempre) entrambe le parti hanno mostrato grande saggezza e mode-
razione prendendo tempo e continuando estenuanti negoziati.
Di nuovo lo Storting ha votato la costituzione di un sistema diplomatico indipendente, ancora una vol
ta il Re ha posto il suo veto, ancorc una volta i Ministri (pur da lui nominati) non hanno controfirmato
il veto: ci si trovava di nuovo in una situazione di stallo identica alla precedente.
I Ministri hanno cosi finito per dimettersi ma il Re ha respinto le loro dimissioni affermando che
"nessun altro governo poteva essere formato".
A quel punto il Primo ministro norvegese Michelsen ha sottilmente sostenuto la tesi che il Re poteva
esercitare le sue funzioni reali solo costituzionalmente e poiche questo significava che egli poteva eser-
citarle soltanto per mezzo di un Gabinetto, egli stesso, sostenendo che nessun governo poteva essere for-
mato, aveva affermato che egli non poteva piu governare la Norvegia, e cosi egli stesso aveva sciolto
l’unione. Questa interpretazione e stata fatta passare come una trovata dello Storting, che prontamente
ha approvato, il 7 giugno 1905, una risoluzione che sosteneva che l’unione della Norvegia con la Sve-
zia era giunta a termine e che, quindi, da quel momento avrebbe cominciato a comportarsi come il
Parlamento di uno stato sovrano.
Ne e - come prevedibile - seguito un altro periodo di grandi tensioi: il Riksdag, il Parlamento svede-
re, ha rifiutato di ammettere che l’unione era stata sciolta e ha percio revocato la decisione dello Stor-
cing. Di fronte alla prospettiva di uno contro militare, le parti (soprattutto la Svezia) hanno pero mostrato
ancora una volta grande moderazione. Su suggerimento di Danimarca, Russla e Francia, la Svezia
ha infatti finito per decidere di risolvere la questione dicendo che se i Norvegesi avessero accettato cer-
te condizioni, la Svezia sarebbe stata disposta a negoziare la fine delI’unione.
Le principali condizioni poste erano che la Norvegia smantellasse tutte le fortificazioni costruite
fino ad allora ai confini e che in Norvegia si tenesse un referendum
per sapere se il popolo volesse davvero porre fine all’unione. Si trat-
tava del riconoscimento del fondamentale diritto di autodeterminazione.
Le condizioni erano accettabili per la Norvegia.
Nell’agosto del 1905 la stragrande maggioranza dei norvegesi si e
espressa liberamente votando per la secessione e i negoziati sono iniziati
con sollecitudine. Questi erano complessi e difficili ma ormai la
Svezia accettava il fatto che la Norvegia avesse deciso di diventare in-
dipendente e, da parte sua, la Norvegia riconosceva l’evidente buona
fede della Svezia. In questa atmosfera distesa le trattative di accor-
do si sono svolte con rapidita e con risultati proficui che sono stati di
buon grado accettati da entrambi i paesi tant’e che entro la fine del-
l’anno 1905 tutto era risolto.
E difficile dire se la soluzione trovata e le modalita con cui si erano
evoluti gli eventi abbiano onorato di piu la Svezia o la Norvegia. A go-
derne in immagine e in benefici sono state entrambe e a uscirne del
tutto vittoriosa e stata la civilta che tutti hanno saputo mostrare. La se-
parazione cosi come si era svolta non aveva danneggiato nessuno dei
due paesi; al contrario, li ha sicuramente favoriti entrambi, tanto
economicamente che politicamente.
Oggi Svezia e Norvegia sono due democrazie libere e prospere, esse
vivono in grande amicizia e sono le migliori clienti commerciali l’una
dell’altra.
Si e trattato di una secessione attuata senza ribellione armata, sen-
za violenza, con ragionevolezza e civilta. Costituisce sicuramente un
esempio per tutti.

 

Gilberto Oneto

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