Si parla tanto in questi mesi dell'Europa, della moneta unica, dell'unione
politica del vecchio continente, di nuovi stati membri, ma non si riesce mai
a focalizzare il perche'?
Perche' la cultura mondialista viene reputata migliore di una cultura piu'
attenta alle particolarita' delle singole regioni europee?
Pensiamo un momento alle filosofie di pensiero che appoggiano il modialismo:
1. la filosofia delle grandi multinazionali, delle grandi compagnie
industriali, che vorrebbero la standardizzazione della gente affinche' tutti
ragionino, e quindi comprino, nello stesso modo;
2. le filosofie totalitaristiche di destra che vogliono eliminare le culture
differenti dalla propria colonizzandole o addirittura eliminandole
3. le filosofie totalitaristiche di sinistra che vogliono creare una nuova
cultura mondialista attraverso un melting polt di quelle gia' esistenti,
eliminando quindi tutte le differenze in nome di una uniformizzazione di
tutte le razze in un'unica: quella umana. Cio' e' pericoloso perche'
eliminando le differenze, si snatura l'umanita', ed invece di incentivare le
differenze per valorizzarle, le si elimina, si distrugge tutto dimenticando
che e' nella diversita' che si sviluppa l'intelligenza.
Tutte queste tre linee di pensiero sbagliano perche' non tengono conto del
lato umano, che invece dovrebbe essere il soggetto principale intorno al
quale ruota tutto il resto.
In Europa sono sempre esistite diverse culture regionali particolari, che
talvolta si sono confrontate sul campo militare, talvolta piu' semplicemente
nelle piazze economiche. Non si vuole qui affermare che il particolarismo
sia migliore del mondialismo, poiche' in entrambi i casi esisteranno sempre
conflitti: nell'un caso etnici-politici, nell'altro caso a livello di
categorie. L'estremizzazione dei due concetti porta infatti da una parte al
nazionalismo, cioe' al ritenere la propria cultura superiore a quella degli
altri; e dall'altra parte a conflitti interni, a guerre civili tra classi
povere e ricche, come si vede succede spesso in USA, nelle grandi megalopoli
umane.
Allora viene da pensare che la giusta cosa da fare stia nel mezzo, ma qui si
ricade in un altro errore, che non tiene conto delle diverse culture nei
diversi paesi della nostra, fino ad ora, multicolore Europa. Ogni regione
deve essere libera di scegliere diverse gradazioni di particolarismo e
mondialismo poiche' ogni cantone ha una storia differente, vi abitano
individui che la pensano in modo differente, ed in base al principio della
democrazia, che il mondo occidentale percepisce come il migliore, e'
razionale pensare che gli ultimi a dover decidere cosa fare siano proprio i
cittadini che abitano in ogni data regione: il potere deve essere dato al
popolo, anzi ad ognuno dei popoli che compongono la probabile ventura
Confederazione Europea. Uniti insieme per difendere le proprie
particolarita', ognuno libero di scegliere le proprie leggi ed il proprio
modo di vivere.
A questo punto potrebbe nascere l'obiezione che un'Europa cosi' fatta non
avra' scambi interculturali. A tal proposito rispondo con un fatto storico:
il commercio esisteva anche nel Medioevo, prova ne siano le Repubbliche
Marinare. Se nel Medioevo fu possibile uno scambio culturale tra i vari
popoli pur non disponendo della nostra tecnologia e delle reti Internet,
allora siate ottimisti: dialogare proficuamente con un altro individuo che
la pensi in modo differente da noi non potra' che accrescere il nostro
livello culturale ed aprire la nostra mente a nuovi orizzonti.
W la Confederazione Padana in una Confederazione Europea.