Un'enorme opportunità per l'economia
Malpensa, pronti al decollo
La nuova aerostazione al via tra tanti dilemmi
Se Malpensa rappresenta un capitolo importante per il futuro di Varese e del Varesotto, e senza dubbio un futuro con un grande passato. Sui grandi spazi della brughiera di Gallarate, che ben si prestavano alle iniziative degli ardimentosi che a inizio secolo s'appassionarono alle macchine volanti, i motori rombano da ottant'anni. E continueranno a rombare sempre più di frequente.
I primi voli nella zona risalgono infatti al 1910 con Gianni Caproni e Giovanni Agusta; per un trentennio comunque più che di aeroporto si può parlare di campo di volo. Sono i tedeschi della Luftwaffe a creare la prima pista in asfalto e cemento. Cosi come sono ancora gli stranieri, i belgi della Sabena, nel 1947 a creare il primo collegamento con le linee europee. Cosi come sarà la Twa, il 2 febbraio 1950 a effettuare il primo collegamento con New York. La prima società a risistemare la pista fu la S.p.A. Aeroporto di Busto, che aveva 297 milioni di capitale sociale: sistemo 2mila metri di pista, la meta, più o meno, di quella odierna: anzi un quarto, perché le due piste attuali, orientate in senso Nord-Sud (questo particolare, come vedremo, ha un suo senso ben preciso) misurano rispettivamente 3.915 metri (pista a Est), e 3.515 metri (pista a Ovest). A gestire l'aeroporto oggi è la Sea ed è la Sea a gestire il progetto che è passato alla storia anche giudiziaria come "Malpensa 2000". Ma tangenti a parte, i progetti prima o poi vanno a compimento e cosi per l'aeroporto siamo ormai in dirittura di arrivo: nel giro di un paio d'anni sarà totalmente completata l'aerostazione e tutti i servizi aeroportuali che si affiancheranno a quelli attuali che vanno sotto il nome di Malpensa Nord. Su Malpensa si concentrerà il grosso dei traffici non solo quelli intercontinentali, ma anche quelli europei e nazionali che oggi hanno base a Linate. I1 discorso, su gradimento e sull'opportunità riferita, al Nord del Paese nel suo complesso rappresenta un capitolo a parte. Qui rimaniamo in un ambito più ristretto, cerchiamo di capire che cosa vorrà dire la nuova Malpensa per Varese e il Varesotto, perché mai a Varese e nel Varesotto si faccia tanto affidamento sull'aeroporto.
Spulciando qua e la dal rapporto di sintesi dello studio commissionato dal Comitato Malpensa 2000 (formato da Provincia di Varese, Camere di commercio di Varese e Milano, Api Varese e Univa, Associazione costruttori di Varese, Sea e Regione Lombardia) per valutare gli 'Effetti economici dello sviluppo dell'aeroporto di Malpensa'?. si scopre che <<nello scenario di pieno sviluppo e funzionalità di tutte le strutture progettate si stima una produzione complessiva pari a 20mila 629 miliardi anno (lire 1993) con un incremento netto di 13.448 miliardi anno rispetto alla situazione attuale. L'occupazione complessivamente attivata dal sistema aeroportuale e valutata in 145.820 addetti, quasi il triplo della situazione attuale. con un incremento netto di 94.507 addetti, che tiene già conto del ridimensionamento del ruolo di Linate. Questi effetti sono totalmente attribuibili allo sviluppo di Malpensa,>.Cose da far tremare i polsi insomma. Facciamo pur tutte le tare possibili al lavoro di analisti ed economisti, e fermiamoci a quel che si vede: magari in una delle edicole di Varese, dove una locandina pubblicizza un periodico di inserzioni per la ricerca-offerta di lavoro.' Malpensa - recita Trovalavoro. a carattere cubitali - questa settimana 40 catering, 30 hostess". Settanta posti di lavoro che hanno certamente a che fare con lo sviluppo dell'aeroporto: sono i primi effetti. A seguire la ricaduta sarà nel settore del turismo (e vedremo come in questo senso si stiano facendo programmi) e della logistica valutando che grosso modo nel territorio le attività produttive sono più o meno mature. Tanto per cambiare comunque tra i punti neri ci sono gli aspetti infrastrutturali. Nel linguaggio comune S1 parla di strade che non ci sono, che se ci sono sono troppo trafficate, di ferrovie che meglio sarebbe quasi non ci fossero visto come funzionano di questi tempi (e la maledizione di Burlando pare si stia estendendo dalle FS anche alle altre linee para pubbliche).
In parole povere, mentre si mette mano all'aeroporto ci si dimenticava di organizzare i collegamenti per raggiungerlo con tutto quello che ne segue. Dalle resistenze delle compagni passeggeri a lasciare Linate alle concrete iniziative degli industriali delle province ad Est di Milano per trovare un secondo polo aeroportuale per le merci, per non rimanere invischiati nel sistema delle tangenziali milanesi (magari aspettando la Pedemontana) quando sarebbero necessari collegamenti rapidi. dalle perplessità dei passeggeri che dalla mezz'ora necessaria per arrivare a Linate. si troveranno a percorrere i 45 chilometri di strada a maggior densità del Paese, alle richieste di un qualsiasi 'peduncolo" o "raccordo" con la A4 avanzato dall'area piemontese. E SU tutto si vanno ad inserire tutti i problemi e le resistenze
che nascono su questo o quell'aspetto nei comuni intorno all'aeroporto.
<<Un dato di fatto e certo - sostiene il presidente della Provincia, Massimo Ferrario - L'aeroporto c'è. Questo e stato il punto di partenza del piano d'area. E con l'aeroporto bisogna imparare a convivere>>. Questo vuol dire ad esempio che i comuni il cui territorio rientra nei due coni che hanno il vertice alle testate delle piste in fin dei conti hanno una sovranità limitata nelle scelte urbanistiche. L'aeroporto, abbiamo visto è lì da decine d'anni. Dalla fine degli anni Cinquanta i grandi velivoli intercontinentali hanno motori a reazione, quindi producono un certo numero di decibel: chi abita nelle zone comprese nei conoidi di decollo o atterraggio, non può lamentarsi se sente il rumore degli aerei.<<Se la prenda con chi ha dato le licenze edilizie - risponde Ferrario - non con l'aeroporto. E comodo per i sindaci mettersi alla testa di un comitato dopo', elettoralmente e produttivo. Ma la responsabilità e di chi da le licenze di chi fa i PRG. Sono elementi di cui abbiamo voluto tenere conto nel piano d'area. E semmai lo sviluppo nelle zone interessate dovrà puntare sull'insediamento di tutte le attività che girano intorno all'aeroporto e quindi tutti i servizi, gli spedizionieri, il catering. Insomma quello che serve all'aeroporto. Non certo zone residenziali>>.