Presentata una grande mostra che si terrà a Brescia nel 2000
I Longobardi, seme d’Europa

di Elena Percivaldi


I Longobardi, popolo d’Europa. Ma anche i Longobardi come seme dell’Europa, cioè come gente-nazione che ha contribuito, grazie alla sua cultura, alla sua storia, alla sua fisionomia tutta particolare, a fondare e a delineare i caratteri del nostro continente. Ecco qual è il senso della grande mostra che è stata presentata ieri a Milano e che sarà inaugurata a Brescia il 17 giugno del 2000 presso il complesso monasteriale di San Salvatore - Santa Giulia, uno dei più complessi, estesi e meglio conservati d’Europa. L’esposizione, intitolata "Il futuro dei Longobardi", raccoglierà reperti, oggetti, armi, suppellettili e documentazione proveniente dai maggiori musei italiani e stranieri, con lo scopo di mettere in luce la grande eredità che i Longobardi lasciarono all’Europa di Carlo Magno. La garanzia, per così dire, della qualità scientifica , storica e documentaria della mostra è fornita dai "grandi nomi" che hanno collaborato al progetto, sotto la direzione scientifica nientemeno che di Jacques Le Goff, uno dei maggiori medievisti viventi: tra questi citiamo solo Gian Pietro Brogiolo (Università di Padova), Guglielmo Cavallo (Università La Sapienza di Roma) e Stefano Gasparri (Università di Venezia), e il consulente scientifico Ermanno Arslan. L’esposizione è stata realizzata con il contributo della Fondazione Cab, che ha mostrato come la collaborazione tra pubblico (Comune) e privato sia sempre fondamentale nella riuscita di eventi culturali di ampio respiro. Ma perché (e finalmente) tanto interesse a Brescia su un periodo come quello altomedievale, e longobardo in particolare? "Perché si tratta - spiega Renata Stradiotti, direttrice dei Musei Civici di Brescia - di un momento fondamentale nella genesi dell’Europa e nella storia della città. Questa mostra si colloca in una lunga scia di passate iniziative analoghe e di altre future che tendono anche al rilancio del museo di S. Giulia come museo-cardine della città di Brescia, custode della sua tradizione".Ma l’esposizione non vuole solo documentare la storia e la vita ai tempi dei Longobardi: essa intende esaminare anche un aspetto generalmente trascurato dalla storiografia ufficiale e dagli studi "canonici", quello del ruolo delle donne. " La storia di S. Giulia - spiega accorato Angelo Rampinelli della Fondazione Cab - è innanzitutto una storia di donne. Era un monastero femminile popolato di figure straordinarie: la badessa Adelperga, figlia della bellissima regina Ansa, moglie di Desiderio, ma anche Ermengarda, moglie ripudiata di Carlo Magno. Tutte figure di cui però nella toponomastica bresciana non si tiene alcun conto. Un vero peccato, dato che queste persone hanno fatto la storia della città. Anche grazie a loro Brescia è diventata un centro di primaria importanza sotto l’aspetto politico (le badesse di S. Giulia si sceglievano il vescovo) e sociale, ma anche religioso, per il Regno longobardo e non solo". Soprattutto se si tiene presente che Desiderio, l’ultimo re, andò ben oltre la dimensione locale guardando all’Europa e imbastendo una serie di alleanze matrimoniali con dinastie di altri paesi: i Franchi, ma anche i Bavari. E senza dimenticare, soprattutto, che le truppe longobarde erano presenti a dar man forte ai Franchi di Carlo Martello a Poitiers quando nel 732 egli si scontrò con gli arabi invasori e li ricacciò salvando il nostro continente dall’islamizzazione."I due secoli in cui in Italia regnarono i Longobardi - spiega infatti Gian Pietro Brogiolo, dell’Università di Padova - sono stati decisivi in vista di uno spostamento netto dell’asse politico-economico verso l’Europa rispetto a Costantinopoli, e in vista del progressivo e sempre più netto delinearsi di un’Europa forte in contrapposizione ad un Mediterraneo bizantino e islamizzato. Le ricerche di oggi smentiscono categoricamente il giudizio che gli storici del passato formulavano sul ruolo dell’Italia longobarda, quando sostenevano che essa non andava oltre una dimensione periferica e locale: si trattava, secondo loro, di una realtà provinciale. Niente di più falso. In realtà l’Italia longobarda poteva vantare una cultura più alta di quella franca, tanto che lo stesso Carlo, ad esempio, per i suoi edifici di Aquisgrana trasse ispirazione da modelli architettonici che aveva visto in Italia". La mostra bresciana, dunque, si annuncia fondamentale anche in vista di una rilettura dei dati e delle vecchie interpretazioni storiografiche, purtroppo dure a morire. E al tempo stesso solleva la necessità sempre più impellente di portare nuova linfa e contributi allo studio di questa popolazione che, lungi dall’essere barbara, rozza e incolta, in realtà ha prodotto straordinarie gemme, ad esempio, nel campo dell’architettura religiosa e civile (come la straordinaria chiesa di S. Maria Foris Portas di Castelseprio, in provincia di Varese, oppure il tempietto di Cividale) e nell’oreficeria (come la celebre Croce astile di Desiderio, simbolo della mostra, visitabile fino al 19 novembre 2000 insieme ad altri 400 pezzi provenienti da raccolte di tutto il mondo, fra i quali alcune nuove scoperte archeologiche). Per non parlare del diritto, che grazie a re Rotari - che nel 643 gli diede sistemazione scritta - si dimostrò come uno dei sistemi di legislazione più civile e progredito del tempo (e non solo...). Grande spazio l’esposizione concederà anche all’architettura dell’VIII secolo, con la ricostruzione di alcuni complessi edilizi rimasti (ad esempio, la torre presso il monastero di Torba, nei pressi di Castelseprio). Insomma, la mostra di Brescia si annuncia come la grande occasione per studiare, riscoprire ed apprezzare da vicino questi nostri antenati. Sia per chi già li conosce, sia (soprattutto) per chi non li conosce affatto.

 


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