Macché Nord «favorito», è il contrario
Lombardi mangia-soldi?
Lo Stato sbaglia i conti
Alessandro Wagner
Lo Stato spende per i cittadini lombardi meno che per tutti gli altri: solo 3,8 milioni di lire a testa, meno della metà di quel che destina ai fortunati laziali (8,5 milioni a testa), molto meno di quel che ricevono liguri, abruzzesi, molisani e calabresi (tutti attestati attorno ai 6 milioni pro capite), e decisamente meno anche di quel che Roma ritorna a piemontesi e veneti, rispettivamente penultimi e terzultimi in questa brutta classifica, con circa 4,5 milioni di spesa publica pro capite.
Sono dati che in verità non aggiungono gran che a quella che dovrebbe essere una situazione già ben nota, se non fosse che proprio ieri i giornali hanno pubblicato uno studio della Ragioneria generale dello Stato, dal quale emergerebbe addirittura il contrario, cioè che lo Stato spenderebbe per la Lombardia più che per ogni altra Regione, almeno in cifra assoluta: 84 mila miliardi contro i 72 mila del Lazio, i 35 mila della Campania, i 30 mila del Veneto. Sempre secondo questi dati, in quanto a spesa pro capite, i lombardi sarebbero trattati meglio degli altri, con 9,5 milioni a testa, contro, ad esempio, i 6,8 miilioni a testa di molisani e veneti.
Come è possibile tanta differenza tra i dati che citavamo all'inizio e questi ultimi?
Semplice, mischiando capra e cavoli. La spesa pubblica vera, quella fatta di trasferimenti agli enti locali, pensioni, soldi per i medicinali o per le strade, è quella che citavamo all'inizio: e qui i lombardi sono gli ultimi. Dove invece sono i primi, è nel sostenere il debito pubblico, cioè nel comprare Bot e Cct. A questi cittadini lo Stato versa ovviamente i relativi interessi, ma certo questa spesa non può essere considerata pubblica come quella precedente.
Fra le tante considerazioni suscitate dalla corretta lettura di questi dati ce n'è una in particolare che fa riflettere. Le nove regioni del Nord «ricevono» 100 mila miliadi di interessi, le cinque del Centro ne ricevono 41 mila, quelle del Sud 12 mila. Dunque, la gran parte del debito pubblico è finanziata dai risparmi dei cittadini del Nord.
Si sta cercando di far passare per divoratori della spesa pubblica i lombardi che, pur essendo i primi finanziatori della Repubblica, ricevono meno di tutti.
estratto da "IL GIORNO"
dell'8 giugno 1996
PAGLIARINI:
FEDERALISMO PER RISANARE I CONTI
MILANO. Di ogni 100 lire che si pagano in tasse, più della metà (55,9) servono per pagare i servizi che sono stati resi ai cittadini in passato. Analizzando il bilancio dello Stato (aggiornato al 1994), Giancarlo Pagliarini mette in evidenza due cose:
1.Gli interessi passivi continuano ad aumentare. Infatti, nel 1991 rappresentavano il 30,8% di quello che lo Stato incassava; nel 1993 la percentuale era salita al 38,8. Se non si fa niente, finiremo per pagare 100 lire di tasse e 120 di interessi passivi. Insieme agli interessi passivi, aumentano anche le altre spese che comprendono le pensioni dei dipendenti pubblici. Ciò significa appunto che ogni 100 lire di tasse, ben 55,9 sono spese per servizi erogati in passato. Questa è una mancanza di eequità economica intergenerazionale: di questo passo arriveremo a pagare 100 lire di tasse per 100 lire di servizi resi a generazioni precedenti.
2.Diminuiscono le spese di competenza, ossia quel che lo Stato rende ai cittadini attraverso i servizi. Ciò significa che lo Stato giorno per giorno sparisce.
«Si tratta di una situazione strutturale; è automatico che, se non la si cambia, i due dati combinati faranno saltare per aria la nazione.
«L'unica via d'uscita possibile è cambiare lo Stato in senso federale, per realizzare il "progetto di responsabilità" che si fonda su questi tre princìpi:
le Regioni si tengono quello che incassano dai cittadini;
versano una quota allo Stato per le spese generali;
versano una quota per il fondo di solidarietà.
«Allora la Regione Calabria, per esempio, avrà i soldi delle tasse dei calabresi, meno la quota per le spese generali, meno la quota per il fondo di solidarietà, più la solidarietà. A questo punto gli amministratori potranno decidere di continuare a mantenere i forestali, con i soldi calabresi. Ma credo che poi gli elettori li manderebbero a casa».
[m.s.s.]