federalismo
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Caro lettore,
ladiscussione sul federalismo continua da quello che gli autori elvetici Regolatti &
Donini hanno scritto sul libro ł Il cittadinoČ
Il domandare oggi se convenga o no che il popolo sia istruito, riuscirebbe inutile quanto
ridicolo, poiche' sarebbe lo stesso che proporre la questione, se il popolo appartenga o
no all 'umanita`..
(da <<L'amico del Popolo>>, Lucca 1847).
PARTE PRIMA
Concetti fondamentali
Educazione civica
E alla famiglia, alla scuola e alla societa` in generale che spetta il
compito di
educare i giovani attraverso una formazione e un'informazione che non possono
essere ridotte a concetti aridi e anonimi. Oggi piu` che mai, e per fortuna di tutti, il
giovane non e` piu` disposto a sorbirsi un bagaglio di nozioni fredde e insignificanti,
di definizioni e di schemi.
L'educazione civica deve quindi costituire un elemento di verifica e di
continuo ripensamento della nostra realta` e delle sue strutture.
E nostro dovere considerare con serenita` e impegno le componenti
sociali,
politiche e storiche del nostro paese in rapporto agli altri e attraverso il contributo
che ci ha offerto il passato, ma soprattutto con l'occhio attento al divenire delle
nostre cose.
Conoscere il nostro paese significa capirne le vicende storiche, le
istituzioni,
la lingua, i costumi e tutto quello che in fondo costituisce il patrimonio spirituale.
Desideriamo dunque esaminare un po' meglio la Svizzera, studiarne la
storia
in rapporto con le istituzioni, considerare terra e abitanti, vita e spirito, sperando
di potere offrire un contributo, seppure minimo, alle particolari e talvolta complesse
nozioni del nostro tempo.
Auguriamoci tuttavia che i giovani di oggi siano i cittadini
coscienziosi e consapevoli di domani: facciamo in modo che attraverso la scuola e il
dialogo che essa propone, essi possano conoscere l'interessante sviluppo storico e il
sapiente congegno politico della Svizzera, maturati l'uno e l'altro in uno spirito di
liberta` e di indipendenza.
Le societa` umane
L'uomo per sua natura si e` praticamente sempre mostrato socievole. In
epoche remote, egli si uni` dapprima ad altri uomini, formo` delle tribu`, le quali, fino
a
che vissero di pastorizia e di caccia furono nomadi. Quando poi, col progredire
della civilta`, si dedicarono all'agricoltura, fissarono dimora sulle terre coltivate.
Cosi` da nomadi divennero stabili e cominciarono a fondare un altro tipo di rapporto,
diverso da quello primitivamente tribale. Questa nuova societa`
defini` anzitutto meglio lčorganizzazione della famiglia, che divento` cosi` la base
della societa` umana. vero punto di partenza per la realizzazione delle successive
comunita` sociali. che si identificarono poi nei villaggi, nelle citta`, nelle nazioni.
Concetto di Stato e di .nazione
Autorita` e Stato
Qualsiasi comunita` puo` esistere se ha un Autorita` che la regga. Uno
Stato risulta quindi formato da un popolo insediato in un determinato territorio, guidato
da un'Autorita` che cooperi al raggiungimento di uno scopo sociale qual e` il progresso
morale, economico e civile dei cittadini, assicurato con la tutela dell'ordine pubblico
interno e con la difesa del Paese. Quattro sono quindi gli
elementi che compongono lo Stato: la popolazione, il territorio, il governo e lo scopo
sociale.
Nazione
Se la definizione di Stato e` abbastanza precisa e concreta, quella di
Nazione sfugge invece a considerazioni puramente tecniche L'elemento indispensabile e` qui
infatti costituito dalla volonta` di unirsi. Nel concetto antico,
la Nazione e` una grande comunita` di genti che hanno in comune sangue, religione, lingua,
storia, costumi e tradizioni. Nella definizione moderna e`
invece l'unione di genti, le quali, pure diverse per civilta`, razza e religione, sono
unite dalla libera volonta` di vivere assieme e da un'identita` di aspirazioni
politiche. Non necessariamente, dunque, la Nazione si identifica
con lo Stato. La storia ci insegna come siano esistiti degli Stati formati da diverse
Nazioni (pensiamo, ad esempio, all'Impero austro-ungarico). Ma il
principio di nazionalita` si e` soprattutto formato nel XIX secolo, e da allora
praticamente ogni Nazione si e` organizzata in uno stato.
La Svizzera e` veramente Nazione, anzi ne costituisce uno degli esempi piu`
interessanti, perche' l'ideale democratico, il sentimento di liberta` e d'indipendenza e
la secolare volonta` di unione hanno fatto si` che popoli di cultura, lingue e religioni
diverse si siano sentiti di appartenere a uno stesso stato, a una stessa Nazione (vedi:
Ernest Renan, Qu'est-ce qu'une nation?, F. Chabod, L'idea di Nazione, Bari 1974).
Lo spirito di associazione che unisce i cittadini di uno Stato, ha
promosso anche l'unione di piu` Stati. Il nostro Paese ha conosciuto a tal proposito tre
forme di governo:
1. Confederazione di Stati: ciascuno degli Stati che la compone
(Cantone) e` sovrano assoluto entro il suo territorio e sente il vincolo federale solo per
quel che concerne l'integrita` del territorio e l'indipendenza
dall'estero. Tale fu appunto la Svizzera nel suo primo periodo di
storia, per cinque secoli e mezzo (1291-1798) e dal 1815 al 1848.
2. Stato federativo: ogni Stato rinuncia a una parte della propria sovranita` in favore di
un governo centrale. Cosi fu la Svizzera sotto Napoleone (Atto di Mediazione: 1803-1815) e
cosi e` ancora oggi, dopo la Costituzione del 1848. Cio` che
distingue quindi essenzialmente la confederazione di Stati dallo Stato federativo, e` che
quest'ultimo e` composto di Stati che non sono completamente autonomi e si presenta nelle
relazioni diplomatiche con i Paesi esteri, non come un'associazione di Stati, ma come uno
Stato unico.
3. Stato unitario: quello formato da un solo governo e da una sola volonta`
comune. La Svizzera dal 1798 al 1803 dovette infatti accettare una
forma di governo creata sul modello di quella realizzata in Francia durante la
Rivoluzione: fu l'unico periodo in cui il nostro Paese, abolendo la sovranita` dei singoli
Cantoni, ed abolendo addirittura i Cantoni stessi, divenne appunto uno Stato unitario.
Concetto di diritto e di dovere e conseguenze.
La concezione della socievolezza umana e` fondamento necessario e
incrollabile della societa` politica. La natura, che da` agli uomini lo spirito di
associazione, inserisce nelle loro intelligenze una duplice idea fondamentale, quella del
diritto e quella del dovere. Il diritto, visto in questo senso,
considera tutta la vita sociale, e siccome ha un terreno d'azione piuttosto esteso, per
non dire immenso, viene normalmente divi so in diversi settori.
C'e` innanzitutto un diritto privato, definito dai rapporti che esistono fra individuo e
individuo o fra individuo e cose. Questo diritto determina la situazione dell'uomo nella
societa` (maggiore eta`, nome, matrimonio, capacita`, ecc.) e ne stabilisce anche la
situazione patrimoniale (diritto alla proprieta`, alla successione, debiti,
crediti...). La vita dell'uomo e` pero` anche sociale e politica,
e quindi i rapporti che esistono fra il cittadino e lo stato sono fissati nel diritto
pubblico. Un altro settore e` quello del diritto penale, istituito
per proteggere la sicurezza personale e patrimoniale
dell'individuo. Esiste anche il diritto internazionale, chiamato a
definire i rapporti fra Stato e Stato (pace, guerra, neutralita`, missioni diplomatiche,
ecc.). A regolare i rapporti fra lo Stato e la Chiesa e a
stabilire le leggi che caratterizzano lčorganizzazione delle singole chiese, esiste,
infine, il diritto ecclesiastico. E necessario che a tutelare il
diritto, qualora quest'ultimo non venisse rispettato o contestato, intervenga un'Autorita`
esterna, la legge, che il magistrato deve interpretare e applicare.
Doveri
E logico che accanto ai diritti esistano dei doveri, divisi fra autorita` e popolo.
Lčautorita` che ci governa ha, fra l'altro, il dovere di:
- promuovere il benessere economico, sociale e morale dei cittadini;
- ripartire fra di essi, con giustizia, gli oneri (contributi) e gli onori (cariche,
impieghi);
- tutelare i diritti dei cittadini.
I nostri doveri sono, ad esempio, quelli di:
- rispettare le leggi;
- rispettare le decisioni delle autorita` regolarmente costituite (e che rappresentano la
volonta` della maggioranza dei cittadini).
Sul piano pratico, realizziamo questi obiettivi con:
1. la partecipazione alla vita pubblica, alle assemblee, alle
votazioni, assumendo quelle cariche, alcune obbligatorie, alle quali il cittadino e`
chiamato;
2. il servizio militare e, se il cittadino non fosse idoneo, il
servizio civile e il pagamento della tassa annua, variabile secondo l'eta` e la situazione
economica dell'individuo;
tanti (Assemblea comunale).
3. il pagamento delle imposte. Appartenendo il cittadino al Comune, al
Cantone e alla Confederazione, egli dovra` pagare imposte comunali, cantonali e federali (
in realta` concettualmente e' al rovescio: E' AL CITTADINO CHE APPARTENGONO IL COMUNE, IL
CANTONE E LA CONFEDERAZIONE ( marzio)).
Governo e suoi poteri
Ogni Stato suddivide normalmente la propria autorita` fra tre poteri,
che sono coordinati fra di loro, ma funzionano in modo distinto e autonomo:
1. Legislativo
2. Esecutivo
3. Giudiziario
Forme di governo
(Gli esempi qui citati sono in parte tratti dal testo di M. Duverger,
<( I sistemi politici>>, Laterza, 1978).
Nell'ambito delle istituzioni e dei regimi politici, le due forme piu`
conosciute sono la monarchia e la repubblica.
La monarchia e` un regime politico nel quale l'autorita` suprema
spetta a un solo individuo (re, regina, imperatore, imperatrice...) che accede al potere
per diritto di nascita.
Diversi sono i tipi di monarchia: a) la monarchia aristocratica: il re esercita poteri
importanti, ma limitati da quelli dell'aristocrazia, espressi questi ultimi da assemblee
feudali o dal parlamento. E una forma che si incontra dopo la fine dellčimpero romano,
dopo le invasioni barbariche prima, dei Normanni poi, nell'Europa del XIV secolo e in
certi stati fino al 1789.
b) la monarchia assoluta:
l'autorita` risiede tutta nel monarca, il cui potere illimitato e`
normalmente
ereditario. Vale comunque l'osservazione secondo la quale anche in una
monarchia assoluta il re e` meno assoluto di quanto appaia: tutta una serie di privilegi,
di franchigie (dei nobili, delle corporazioni, delle province, ecc.) continuano a
costituire dei limiti al potere reale.
La Francia di Luigi XIV e` l'esempio migliore di monarchia assoluta, da
affiancare comunque, seppure in contesti storici differenti, alla Prussia di
Federico II, all'Austria di Giuseppe II e alla Russia di Caterina II.
c) la monarchia costituzionale:
Lčautorita` e` ripartita fra il re e i rappresentanti del popolo, secondo
una
costituzione che fissa i diritti del monarca e quelli del parlamento.
d) la monarchia teocratica:
e` una forma di governo nella quale il re e` al tempo stesso capo religioso.
Il miglior esempio di teocrazia dei tempi
recenti e` quello dell'Arabia Saudita, dove
tutti i poteri sono nelle mani del re che e` anche capo spirituale dello
Stato.
Se in generale le monarchie europee non potevano essere teocratiche, perche'
la religione cattolica comportava un'autorita` centrale a carattere
internazionale (il papa), proprio nello Stato Pontificio e nel corso della
sua lunga storia troviamo il classico esempio di regime teocratico.
e) la monarchia laica:
e` in opposizione alla monarchia teocratica: il re conserva il carattere
sacro
presente in quasi tutte le monarchie, ma senza essere capo religioso in senso
stretto.
Duverger cita come esempio la Giordania che, pure essendo monarchia
parlamentare in virtu` della Costituzione del 1952, ha un re che non e` un capo religioso,
anche se l'Islam e` religione di Stato.
Troppo tempo ci chiederebbe l'analisi e la presentazione delle diverse forme
di repubblica. Ci limitiamo a presentare i modelli piu` noti, avendo riguardo
alle
istituzioni avvicendatesi all'interno della Confederazione.
Repubblica democratica: i poteri risiedono nel popolo. Questa forma, che e`
di tre specie, diretta, rappresentativa e mista, si e` sviluppata in
particolare dopo la
seconda guerra mondiale.
Nella Repubblica democratica rappresentativa il popolo conferisce
ai suoi rappresentanti il diritto di amministrare lo Stato. Lo stesso popolo non ha pero`
la possibilita` di intervenire nelle decisioni politiche prese dai suoi rappresentanti.
Vigeva in Italia, in Germania, nel canton Friborgo (1934), come anche in Francia e in
altre repubbliche europee.
Nella Repubblica democratica mista, il popolo esercita il potere
direttamente, in quanto elegge i suoi rappresentanti; e indirettamente, in quanto si
riserva due diritti: - di proporre leggi (iniziativa);
- di accettare o rifiutare le leggi votate dai suoi rappresentanti (referendum).
Tale forma vige in quasi tutti i Cantoni svizzeri.
LE DITTATURE
Il termine dittatura significava un tempo <<la sospensione temporanea delle auto
rita` costituite, per affidare i pieni poteri a un uomo solo in vista della necessita` di
difendersi da una grave minaccia esterna o interna)>. (G. Saitta, <<Antologia di
cri tica storica>>, vol. III, Bari 1970). Nella sua
accezione moderna, il concetto si e` identificato con la dittatura del proletariato, con
il fascismo e il nazismo. Tre forme diverse di dittatura, tutte e tre autoritarie, anche
se la prima riconosceva, almeno a parole, una sovranita` popola re che le altre in pratica
negavano. Forme che si sono sviluppate ed estese in varie parti dell'Europa e del
mondo. Alcuni operano una distinzione (e` il caso del Duverger)
tra dittatura rivolu zionaria (che tende cioe` a stabilire un ordine nuovo, dopo
aver rovesciato quello vecchio) e dittatura conservatrice (che tende a proteggere
l'ordine stabilito contro la minaccia di sovversione). A queste
due forme se ne possono aggiungere due altre, la dittatura capitalista e quella
socialista. Non e` nostro compito presentare qui l'evoluzione
storica di queste forme di governo che pongono in pratica alla base del loro operare un
atteggiamento auto ritario, antiliberale e antidemocratico. Diciamo soltanto che la
dittatura delprole tariato e` nata con la Rivoluzione ru`ssa del 1917, la quale aveva
rovesciato il regime imperiale degli zar. Essa si afferma come movimento inteso ad
annientare la pro prieta` individuale e si ispira alla concezione politica
marxista. Ilfascismo nasce con Mussolini. Anche qui il regime
fascista pone al bando i partiti politici, favorendo l'esistenza unicamente di quello
fascista, afferma il prin cipio dell'autorita` personale che deve <<modellare)§ la
vita associata e cancellare in pratica la sovranita` popolare, ridotta in fondo a una
specie di schiavitu` dei cosid detti uomini comuni. Quella del
fascismo e` una forma di dittatura che, con il nazismo, si estendera` in diverse parti
dell'Europa. Possiamo citare la Polonia, I'Ungheria e la Roma nia, sorte dopo il crollo
della monarchia austro-ungarica; la Spagna di Primo de
Rivera tra il 1923 e il '30 e quella del generalissimo Franco dopo il 1939; il Portogallo
di Oliveiro Salazar a partire dal 1928. Il nazismo
(nazionalsocialismo) ha rappresentato in fondo l'ideale della dit tatura della classe
borghese, nata dall'esigenza di costituire uno Stato forte, che assicurasse la purezza
della razza, che assoggettasse l'individuo alla collettivita`, sopprimendo le garanzie
delle liberta` individuali, sforzandosi di formare una sola volonta` nazionale, ma negando
al tempo stesso al popolo il diritto di esprimersi politicamente. Necessita` quindi di
riservare il comando e l'autorita` a una e'lite che potesse organizzare la vita economica
e sociale secondo un suo modello di gover no. Sara` Hitler a utilizzare questi dati, a
modificarli secondo i propri intendimenti per imporre un suo potere assoluto. "
Marzio Candusso