I comuni Lombardi

L'imperatore Federico Barbarossa giunse per la prima volta in Padania nell'ottobre 1154 e poté subito rendersi conto che nella pianura lombarda i poteri dei comuni si erano ampiamente sostituiti alla legittima autorità sovrana. La situazione della Lombardia ci viene presentata in alcune pagine di Ottone di Frisinga, vescovo di quella città e zio di Federico. Ottone è autore di una biografia sull'imperatore intitolata Gesta Federici, dalla quale è tratto questo documento. La morte di Ottone, avvenuta nel 1158, interruppe la narrazione al 1156, prima della seconda discesa del Barbarossa in Padania e dello scontro decisivo del 1176 a Legnano tra la Lega Lombarda e l'imperatore.
I Lombardi sono così affezionati alla libertà loro, che ad evitar la insolenza de' reggitori amano meglio essere governati da consoli che principi. E poiché sono fra loro tre ordini, quel dei capitanei, quel dei valvassori e quel della plebe, a tener giù l'arroganza, questi predetti consoli sono scelti non da un solo ordine ma da ciascuno, e affinché non li vinca la cupidigia del potere essi, quasi ogni anno, sono mutati. Di che avviene che quella contrada è tutta divisa in città le quali hanno costretto quei del territorio loro a vivere in esse, e a stento troverebbesi uom nobile o grande con tanto potere da essere libero dell'obbedienza alle leggi della città sua. E affinché non manchi loro il mezzo d'infrenare i vicini, essi non disdegnano di levare al grado della cavalleria, e a ogni grado d'autorità, giovani di bassa estrazione e perfino operai di spregevoli arti meccaniche, che gli altri popoli allontanano come pestiferi dalle più nobili e liberali professioni. Da ciò avviene che essi avanzano ogni altro del mondo per loro ricchezza e potenza. E a ciò sono aiutati, come s'è detto, dall'indole loro laboriosa e dalla lontanaza dei loro principi residenti al solito a settentrione delle Alpi. Di rado o non mai accolgono riverenti il principe a cui sarebbero in obbligo di mostrare una volonterosa reverenza di soggezione, né accettano obbedienti quel ch'egli impone secondo la giustizia delle leggi, se non sentono l'autorità sua costretti dal coadunarsi di molto esercito. Onde egli accade frequente che mentre il cittadino dovrebbe essere frenato sol dalla legge e il nemico secondo la legge essere costretto dall'armi, essi veggono colui presso il quale come lor principe dovrebbero trovar clemenza, aver più spesso ricorso alle armi per mantenere i diritti suoi. Di che vien allo Stato doppio danno, ché il principe deve torcer sue cure a raccogliere un esercito per tenere in freno i cittadini, e questi debbono essere costretti ad obbedire al principe non senza grave dispendio della sostanza sua. Onde per la stessa ragione che il popolo è in tal caso colpevole d'improntitudine, vuolsi scusare il principe innanzi a Dio e agli uomini per la necessità del caso. Tra le città di questa NAZIONE, è principale ora Milano posta fra il Po e l'Alpi [...].