Perché votare Lega Nord
Nord: colonizzati in casa
Solo con l'autonomia e il federalismo si possono sconfiggere i danni del colonialismo meridionale e del centralismo romano
Anche la sociologia di scuola americana conferma l'analisi politica portata avanti fin qui dalla Lega Nord.
Tra le teorie più interessanti elaborate nel decennio scorso ve ne è infatti una che riguarda da vicino noi del Nord: si tratta della "teoria del colonialismo interno", formulata dallo statunitense Blauner nel 1972. Essa sostiene che all'interno di certi Stati un gruppo etnico (di solito quello maggioritario) esercita, una sorta di dominio nei confronti delle altre etnie presenti nello stesso Stato.
Secondo Blauner vi sono cinque elementi ricorrenti in una struttura di rapporto coloniale interno:
- l'inglobamento forzato degli indigeni nella società dominante;
- i tentativi da parte della cultura dominante di cambiare e controllare la cultura indigena;
- il controllo politico;
- lo sfruttamento economico;
- un'ideologia che legittima il controllo da parte del gruppo dominante.
Vediamo allora come questi cinque elementi siano presenti nella odierna situazione italiana.
L'inglobamento forzato dei settentrionali nella società dominante è sintetizzato chiaramente dalla famigerata espressione di origine meridionale "Tutti italiani siamo": attraverso essa il gruppo etnico dominante (quello meridionale per intenderci) nega esplicitamente alle minoranze ogni diritto e ogni identità culturale, linguistica e storica in nome di una presunta italianità che accumulerebbe tutti i popoli dalle Alpi alla Trinacria; attribuendo in pratica legalità ad ogni sorta di ruberia attuata dal gruppo dominante con la scusa di ridurre le sperequazioni di ricchezza e risorse produttive a livello "nazionale". Sono ormai noti a tutti i tentativi (fortunatamente non sempre riusciti) di italianizzare i diversi popoli che abitano la penisola italiana: "Fatta l'Italia occorre fare gli italiani" diceva il marchese D'Azeglio, e i suoi successori a capo del Governo italiano si sono prodigati nel cercare di raggiungere questo obiettivo, coadiuvati purtroppo spesso da intellettuali di chiara fama. Ma il rischio più grande è stato corso dalle minoranze durante il Ventennio fascista, quando Mussolini si era formalmente impegnato a creare un'Italia nella quale non ci fossero più Veneti, Romagnoli o Siciliani, ma solo Italiani. Fortunatamente egli non è riuscito nel suo intento criminale; e forse una motivazione di questo insuccesso è da ricercarsi nell'assenza a quei tempi della televisione, strumento la cui capacità di socializzazione (ma nel caso in questione sarebbe più corretto usare il termine "acculturazione") è nota a tutti. Non è certo un caso se la prima richiesta attuata dai gruppi etnici minoritari che si ribellano ai gruppi dominanti è quella di potere gestire una rete televisiva: ed è merito anche della televisione autogestita di lingua italiana se i Ticinesi sono riusciti a preservarsi senza essere acculturati dal più forte gruppo Svizzero tedesco.
Il discorso sull'importanza della televisione ci ha così consentito di passare al secondo elemento, previsto da Blauner, e cioè i tentativi da parte della cultura dominante di cambiare e controllare la cultura indigena. Soprattutto attraverso la televisione' infatti, sono stati compiuti gravi tentativi di disgregare le culture dei gruppi minoritari indesiderate, sostituendovi elementi della cultura dominante. E' sufficiente guardare la televisione italiana sia pubblica, sia privata, per rendersi conto di come in essa la cultura meridionale sia continuamente presente, mentre le culture settentrionali siano relegate (quando sono presenti) a spazi di poco conto.
I risultati di questa situazione sono evidenti: oggi la corruzione, la rassegnazione, il clientelismo, l'omertà la sopraffazione ed il lassismo, che sono gli elementi più' negativi della cultura meridionale, tendono a dominare ovunque, tanto nella vita pubblica quanto nella vita privata.
Un altro ambito nel quale la cultura dominante si è imposta ai gruppi minoritari è quello scolastico. La scuola, la cui funzione socializzatrice è di primaria importanza è stata consegnata su un piatto d'argento al gruppo dominante, che l'ha monopolizzata da un lato stabilendo i programmi d'insegnamento e le modalità di valutazione degli studenti e, dall'altro permettendo che la quasi totalità del corpo insegnante fosse costituita da persone appartenenti al gruppo etnico dominante: con l'inevitabile conseguenza che ai bambini dei gruppi minoritari vengono spesso insegnati valori e linguaggi che non sono loro.
Per capire comunque come queste ingiustizie possano avvenire, è necessario fare riferimento al terzo elemento previsto da Blauner, e cioè il controllo politico attuato dal gruppo dominante. Questo controllo è evidente a due livelli: quello centrale e quello locale. A livello centrale è ormai un dato di fatto che il Parlamento ed il Governo, nonché i vari organi statali, sono egemonizzati dal gruppo meridionale dominante: infatti esso, essendo preponderante all'interno dei singoli partiti romani riesce ad imporre la sua volontà ed i suoi interessi anche quando questi siano manifestamente ingiusta. E i parlamentari settentrionali eletti nelle liste dei partiti romani accettano con rassegnazione, quando non di propria volontà, lo status quo, accontentandosi di qualche briciola a vantaggio loro personale o dei loro amici.
Per quanto riguarda invece il livello locale, qui vi possono essere rappresentanti appartenenti ai gruppi minoritari (visto che questi, a livello locale, diventano gruppi maggioritari). Però non bisogna dimenticare che questi rappresentanti sono spesso scelti e manipolati dal gruppo dominante (che può minacciare di escluderli dalle liste dei partiti romani), e che comunque il coltello dalla parte del manico ce l'ha sempre il potere centrale che in uno Stato centralista come il nostro assegna le risorse agli Enti locali con molta arbitrarietà.
Il controllo è un elemento molto importante, visto che esso, praticamente consente al gruppo dominante di attuare gli altri elementi previsti da Blauner. Caso eclatante, da questo punto di vista, è quello Sudafricano, dove la minoranza bianca che ha il controllo politico riesce ad essere praticamente gruppo dominante nei confronti della maggioranza nera della popolazione. Ma se in Sudafrica i bianchi riescono ad esercitare il controllo politico grazie all'uso delle armi, in Italia la maggioranza meridionale non ha bisogno di usare la coercizione fisica: è sufficiente infatti che i suoi rappresentanti politici ottengano la maggioranza dei voti in normali elezioni per essere legittimati "dal popolo" ad esercitare il controllo politico sulle minoranze.
Il controllo politico consente anche la quarta forma di manifestazione del colonialismo interno: lo sfruttamento economico.
E' infatti comodo sostenere che in Italia sia il Nord a sfruttare il Sud: questo può, essere avvenuto nel secolo scorso, ma oggi il rapporto si è invertito: è il Sud che sfrutta il Nord approfittando del controllo politico che i suoi uomini esercitano sull'apparato legislativo, burocratico, amministrativo e fiscale italiano.
Così accade che al Nord vengano drenate decine di migliaia di miliardi di lire sotto forma di imposte dirette (IRPEF, IRPEG, ILOR) ed indirette (IVA ecc.), che solo in minima parte vengono restituite al Nord per mezzo dei trasferimenti di risorse dello Stato alle Regioni, Province e ai Comuni. Le risorse rimanenti vengono impiegate in parte per il pagamento degli interessi sul debito pubblico, in parte per il mantenimento della pesante macchina burocratica dello Stato centrale, e in parte vengono rimesse al Sud con la scusa di contribuire al suo sviluppo e alla sua affrancazione finale da una secolare situazione di miseria. Certamente lo sfruttamento non risiede tanto nel fatto che le risorse raccolte al Nord vengano destinate al Sud, povero (la funzione di solidarietà è essenziale negli Stati civili) quanto nell'uso che viene fatto di questi soldi, che anziché favorire lo sviluppo industriale o turistico o agricolo del Sud vengono utilizzate per finanziare i consumi quando non direttamente rimesse alla malavita organizzata, che grazie ai suoi appoggi politici controlla orinai il sistema degli appalti pubblici al Sud. Come si vede dunque l'accusa rivolta al Nord di sfruttare il Sud è ingiusta ed ingrata. Se qualche forma di sfruttamento esiste, essa è imputabile non tanto ai cittadini settentrionali quanto al centralismo politico che, complice la mafia e il grande capitale, con la sua politica spregiudicata danneggia insieme i lavoratori onesti settentrionali e meridionali delle piccole e medie imprese sia del Nord che del Sud sulle quali si basa l'ossatura economica italiana. Il risultato di tutto ciò è che le nostre piccole e medie imprese non riescono spesso a reggerne la concorrenza e sono destinate a chiudere o ad essere assorbite dalle imprese più grandi.
E arriviamo così al quinto elemento previsto da Blauner: la presenza di una ideologia che legittima il controllo da parte del gruppo dominante. Qui il discorso è più sottile. Un aspetto di questa ideologia è il tentativo attuato dal gruppo dominante di convincere i gruppi minoritari settentrionali della loro colpa per la situazione attuale: saremmo infatti noi settentrionali ad avere rinunciato ad ogni tipo di attività all'interno della pubblica amministrazione per dedicarci al settore privato; di conseguenza non dobbiamo lamentarci per la situazione attuale. In realtà anche qui, come per la scuola, si tratta di un'affermazione falsa: a parità di altre condizioni, il settentrionale sceglie il settore privato perché di fatto l'assunzione nella Pubblica Amministrazione rimane per lo più un sogno irraggiungibile stante l'attuale gestione dei concorsi pubblici...
Qual è allora la morale che possiamo ricavare da questa analisi? Una volta accertato che noi settentrionali costituiamo in Italia i gruppi minoritari "colonizzati", dobbiamo incominciare ad opporci a questa situazione e a far valere i nostri diritti.
Ma perché la Lega Nord ritiene indispensabile e irrinunciabile la trasformazione dell'attuale Stato centralista italiano in un moderno Stato federale nel quale i poteri del livello centrale siano fortemente limitati a vantaggio del livello locale.
Solo così infatti la maggioranza etnica meridionale non potrebbe più imporre al Nord il suo volere quando questo è ingiusto.
Solo così le risorse prodotte al Nord potranno essere controllate dal Nord. Solo così ciascuna Regione potrà provvedere a salvaguardare e recuperare ove necessario la propria cultura, provvedendo anche ad organizzare e controllare le scuole di ogni ordine e tipo e ad attivare una propria rete televisiva Regionale.
Solo così si potrà riorganizzare la pubblica amministrazione regionale facendola diventare più flessibile e soprattutto assicurando ai suoi lavoratori stipendi concorrenziali rispetto a quelli del settore privato in modo da assicurarsi dei funzionari di ottimo livello.
Con lo Stato federale avrà termine lo sfruttamento economico dei popoli settentrionali i quali saranno inoltre in grado di controllarsi da soli politicamente. Il Sud non sarà dimenticato: ma le Regioni settentrionali potranno decidere autonomamente dove investire e mantenere uno stretto controllo sull'effettivo impiego dei fondi investiti.
Questo è dunque il fine che i settentrionali, e tra questi i Lombardi, dovranno tenere presente alle prossime elezioni dando il loro appoggio ai movimenti federalisti che si raccolgono nella Lega Nord.
Marco Vallanz
Da "Lombardia Autonomista"- n. 4 del 1990