GIUDIZI SULLA (terza)
COMMISSIONE BICAMERALE
PER LE RIFORME COSTITUZIONALI
GIUDIZI SULLA COMMISTIONE BICAMERALE - 1
La Bicamerale ha due possibilità: riconoscere di non poter produrre nulla; oppure
produrre qualcosa che verrà venduto come una grande rivoluzione ma che invece lascerà
inalterate le cose.
Il progetto D'Onofrio è da giudicare negativamente per la sua sciatteria formale, per
essere un'operazione squisitamente politica, un tentativo di abbindolare la Lega. Nel
merito, poi, dà luogo ad un federalismo assolutamente improbabile. Le regioni avrebbero
meno comptenze di quelle attuali. Il testo di D'Onofrio è una presa in giro.
Uno Stato non diventa federale se si scrive quella parola sulla Costituzione. Quello che
conta è il trasferimento dei poteri. Ma questa è una cosa che naturalmente non si farà.
(Ettore Rotelli, professore costituzionalista, parlamentare di Forza Italia e membro della
Bicamerale, su la Padania del 28 maggio 1997).
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Per costruire un sistema politico federale è necessario operare su due versanti: le
entità che si federano e il governo federale. In assenza di capacità autonome di governo
da parte delle entità federate, nessun federalismo può funzionare.
Il punto più debole del progetto di D'Onofrio è che l'autore non manifesta nessuna
preoccupazione che le attuali regioni non siano in grado di esercitare le molte nuove
funzioni che verrebbero loro concesse dall'alto(*).
Sarebbe di gran lunga preferibile incoraggiare la creazione di macroregioni competitive,
in prospettiva di una soluzione federale.
La mancanza di raccordo tra progetto federalista e riforma del bicameralismo è
assolutamente clamorosa. In uno Stato federale le entità federate trovano una
rappresentanza autorevole e per lo più esclusiva in una Camera apposita.
(prof. Gianfranco Pasquino, sul Sole-24 Ore del 30 maggio 1997).
(*) L'impostazione è quella del decentramento di funzioni graziosamente elemosinate
(ottriate) da Roma; ma il federalismo presuppone un flusso di poteri ascensionale.
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Se la Bicamerale rischia di fallire... è per colpa... del modo con cui è stata
gestita: troppo tatticismo, troppa attenzione agli equilibri delle forze in campo e scarso
interese per il raggiungimento di un obiettivo serio di riforme. D'Alema si è messo a
governare la Bicamerale come se fosse un congresso di partito.
Adesso andrà a finire male, almeno dal punto di vista politico, perché è saltato
l'accordo, la base per avviare riforme credibili.
Senza una nuova forma di Stato e di governo non nascerà mai la Seconda Repubblica. Siamo
ancora pienamente nella Prima, e nella sua parte peggiore. Siamo nel limbo del tatticismo,
delle piccole strategie, cioè i vizi della Prima Repubblica.
(Ciriaco De Mita, parlamentare PPI, ex Presidente della Commissione Bicamerale per le
Riforme Costituzionali del 1993, sul Corriere della Sera del 5 giugno 1997).
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Il pericolo maggiore è che anche questo tentativo di fare le riforme possa
costituzionali fallire.
Perché si è andati avanti in questi giorni ad ammiccamenti? Si è detto che si sarebbe
votato ma che quel voto contava fino a un certo punto, tanto l'accordo vero si sarebbe
fatto dopo. Perché? Per fare le riforme ci vuole "ansia costituente" ee questa
non l'ho trovata. Le riforme costituzionali non si possono fare nel retrobottega. Ancora
una volta si rischia di non riformare nulla.
(Claudio Petruccioli, parlamentare PDS, sul Corriere della Sera del 5 giugno 1997).
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Il federalismo è la migliore soluzione per fronteggiare divisioni e diseguaglianze;
è una soluzione ragionevole e urgente. Ma deve essere un federalismo vero, con effettive
possibilità di autogoverno delle comunità locali, non il blando decentramento
amministrativo che sembra emergere dai lavori della Commissione Bicamerale edulcorando la
proposta originaria della sotto-commissione D'Onofrio.
(prof. Alberto Martinelli, preside della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università
Statale di Milano, su Il Sole-24 Ore del 26 ottobre 1997).
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La versione definitiva del progetto di revisione della costituzione elaborato dalla
Bicamerale è una grossa delusione delle aspettative nutrite dall'opinione pubblica tra il
1993 e il 1996.
Lo slancio federalistico iniziale è ben presto rientrato dando luogo solo a una
accentuazione del regionalismo già esistente. La composizione del Senato avrebbe dovuto
imitare quella del Bundesrat tedesco. Si sarebero dovute porre in Costituzione precisi e
forti garanzie di autonomia finanziaria delle Regioni.
C'è la novità effettiva e rilevante dell'elezione popolare del Presidente della
Repubblica. Il semipresidenzialismo del progetto instaurerebbe un modello intermedio tra
quello francese e quello austriaco, di sicure garanzie di governabilità, com'è ovvio,
non se ne parla.
Il progetto non muove un dito per favorire il dimagrimento della componente publica
dell'economia.
Infine, per affrontare in modo adeguato il problema della giustizia, sarebbe occorso
partire da una realistica ammissione del carattere intrinsecamente discrezionale della
azione penale.
Un risultato diverso è difficile potesse sortire dalla Bicamerale, data la conformazione
e le tendenze innate della nostra classe politica. Per quel risultato diverso sarebbe
stato necessario un rinnovamento totale e profondissimi dell'intera classe politica o
almeno della sua maggioranza. Esso non ha avuto luogo e, forse, non poteva avere luogo.
La colpa principale del mancato rinnovamento grava senza dubbio sulla Destra, che al
momento della sua vittoria nel 1994 avrebbe dovuto reclutare le le forze competenti
migliori di ispirazione liberale ma vi ha rinunciato per avvalersi di un personale fidato,
per lo più di modesta qualità, quando pure di non limpida reputazione.
La Sinistra, con le ascendenze e i trascorsi che aveva, non poteva far molto di più per
cambiar d'animo.
(prof. Giovanni Bognetti, su Il Sole-24 Ore del 31 ottobre 1997).
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Dobbiamo ritrovare non lo spirito del 1994 ma quello del 1993: referendario e
antipartitocratico. Per questo non possiamo accettare il testo della Bicamerale, e siccome
non riusciremo a cambiarlo dobbiamo puntare al referendum finale per bloccarlo.
(on. Marco Taradash, Forza Italia, sul Corriere della Sera del 20 novembre 1997).
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Da questa Bicamerale non abbiamo ottenuto assolutamente niente, né politicamente, né
nei contenuti.
(prof. Giorgio Rebuffa, parlamentare Forza Italia, sul Corriere della Sera del 20 novembre
1997).