Antologia delle cose che si inventano i "detentori del potere".
Giancarlo Pagliarini
Ho detto prima che i detentori del potere si arrampicano sui vetri per trovare qualche ragionevole supporto all'assurdo dogma dell'unità e dell'indissolubilità del paese.
Lasciatemene commentare qualcuno, tra quelli più ricorrenti durante i dibattiti di questi primi giorni del 1997.
I miei commenti sono necessariamente telegrafici, ma credo siano sufficienti per disinnescare tutte queste obiezioni.
Nella Germania dell'est in pochi anni hanno privatizzato oltre 300.000 aziende, e adesso sono pronti, forti e competitivi. Noi nello stesso periodo abbiamo fatto 4 o 5 privatizzazioni. La penultima è stata rinviata: il Tesoro, che possiede l'IRI, che a sua volta possiede la Stet, voleva comperare la Stet dall'IRI, dandogli dei soldi. E così abbiamo avviato la privatizzazione della Stet(!). L'ultima "privatizzazione" invece è riuscita: il Tesoro, che possiede il Banco di Napoli e la Banca Nazionale del Lavoro, ha venduto il Banco di Napoli alla BNL.
Ho fatto questi piccoli esempi solo per far capire che le due situazioni sono diverse e non confrontabili.
Verissimo. E nessuno vuole dimenticarle. La storia ci insegna. La storia, e sopratutto la memoria di chi è morto per un ideale, deve essere rispettata. Onorata. Tutto quello che volete. Ma cosa c'entra?
Oggi gli scenari sono diversi, e la storia non puo' e non deve vincolare le decisioni per costruire il nostro futuro. Non si puo' guidare l'automobile guardando solamente nello specchietto retrovisore. Si, teniamo conto della storia, ma poi decidiamo sulla base degli scenari di oggi, non sulla base dei sogni di ieri.
Non è vero, non stiamo proponendo tante monete. In Europa si utilizzerà l'Euro, e noi proponiamo di utilizzare questa moneta in Padania. Dunque nessuna nuova moneta.
Il Mezzogiorno potrà continuare ad usare l'attuale lira, che si svaluterà per consentire lo sviluppo del turismo, delle esportazioni, e per attirare capitali. Dunque anche qui nessuna nuova moneta, ma un concreto aiuto per realizzare anche con il nostro contributo l'unione monetaria e poi la nazione Europa.
Anche questa accusa non è corretta: siamo in Europa, ed in Europa c'è la libera circolazione delle merci, dei capitali e del lavoro. Quindi nessun muro e nessun confine.
All'interno dell'Europa ci sarà l'area della moneta unica, di cui, regime, faranno parte tutti gli stati membri. I confini, caso mai, ci saranno per gli extracomunitari, che in Padania, per effetto dell'armonizzazione all'interno dell'UM, saranno trattati come nel resto d'Europa, senza le follie delle varie leggi Martelli e compagnia bella.
Questa è una obiezione che mi è stata fatta durante una trasmissione in televisione. Non ho ancora capito la domanda. Perché dovremmo rinunciarci? Ma cosa c'entra?
Anche questa è una critica autentica. Non me la sono inventata. E anche in questo caso faccio molta fatica a capire la domanda. Insomma, è come se io dovessi chiedere la cittadinanza Francese, visto che mi piacciono Baudelaire, Rimbaud, Verlaine e gli altri poeti maledetti. Insomma qui c'è gente che crede che la cultura abbia confini. Capite, è evidente che qui ci si sta arrampicando sui vetri per inventare qualcosa che giustifichi la teoria, non pragmatica ed economicamente assurda, dell'unità d'Italia.
Questa è una obiezione che è stata sollevata da un notissimo personaggio alla fine di un dibattito in una sede della Confindustria. Ma la risposta è banale: manca lo strumento? Va bene, facciamolo. Quale è il problema?
Anche questa è una obiezione autentica: l'ha fatta un signore ad un incontro pubblico che si era svolto a Vimercate.
La risposta appropriata mi sembra questa: uniti abbiamo fatto tanta strada? Bèh, pensi a quanta ne avremmo fatta se avessimo potuto camminare separati.
Anche questa è una obiezione standard. Giuseppe Turani ne aveva fatto addirittura un articolo, pubblicato sulla prima pagina di Repubblica ed intitolato: "Due monete, una miseria", nel quele si leggeva che, in presenza di due monete:
Bene, questo intanto dimostra l'onestà intellettuale della nostra proposta, e quanto sbagliano quelli che ci accusano di egoismo, di volerci tenere i nostri soldi ed abbandonare il Mezzogiorno al suo destino. Aggiungo che anch'io sono convinto che il Sud avrebbe tutto da guadagnare dalla secessione, ed ho già spiegato i motivi di questa affermazione.
Invece non credo che per le imprese della Padania sarà la rovina. La Padania perderà sicuramente quelle imprese ad alta intensità di mano d'opera e con cicli produttivi relativamente semplici, ed in caso di secessione potrà perderle a favore del Mezzogiorno: altrimenti le perderà comunque, solo che queste imprese prenderanno (stanno già prendendo, quotidianamente) altre vie. Ma in cambio si svilupperanno le imprese ad alto valore aggiunto, e ne nasceranno di nuove.
Se i nostri imprenditori non dovranno mantenere Roma, un paese inefficiente ed i consumi del Sud.
Dunque la secessione è una grande opportunità per tutte e due le economie della nostra area geografica.
Qui la risposta è semlice: il Mezzogiorno non sarà piu' "mercato interno", ma Spagna, Francia, Germania, ecc. diventeranno "mercato interno", con una sola moneta e con istituzioni comuni ed efficienti. Mi pare che nel cambio ci sia solo da guadagnarci.
Il trattato di separazione allocherà il debito pubblico alle attuali Regioni, ed il calcolo puo' essere fatto sia in base al numero di abitanti (sistema "capitario"), sia in proporzione al PIL generato dalla Regione, sia con un metodo misto: ad esempio 50% capitario e 50% sulla base del PIL.
Questa obiezione è stata sollevata da un rappresentante di AN ad un dibattito organizzato a Chioggia.
Io sono convinto che per l'economia dell'Italia unita l'eclusione dall'UM sarebbe una tragedia. Ma come abbiamo già visto, sarebbe una tragedia anche l'adesione del paese unito, perché non saremo in grado di armonizzare fisco, pensioni ed altre istituzioni, con la conseguente perdita di competitività.
Le imprese comperano le loro materie prime sulla base di considerazioni di costo/benefici. In un sistema competitivo come il nostro, gli imprenditori che fanno altri ragionamenti non possono avere vita lunga: le loro imprese sono matematicamente destinate al fallimento. E io penso che gli imprenditori che non sanno fare il loro mestiere, prima falliscono, meglio è: così combinano meno danni.
In Europa non ci entriamo se stiamo uniti. E se per miracolo ci entrassimo uniti, sarebbe ancora peggio, come abbiamo già visto. Se ci separiamo, invece, la Padania potrà aderire immediatamente, questo mi sembra logico, mentre solo con i due strumenti della maggiore responsabilità e della svalutazione della sua moneta il Mezzogiorno potrà risanarsi e successivamente aderire a pieno titolo all'UM.
E' vero, come è vero che moltissimi militanti della Lega Nord sono di origine meridionale.
Sarei d'accordo, se la nostra proposta avesse veramente l'obiettivo di mantenere il tenore di vita. Ma abbiamo visto che c'è ben altro.
La maggioranza degli abitanti della Padania non vuole la secessione? Bene, facciamo un referendum e poi vediamo. Io sono convinto che se Roma proporrà un referendum su questo argomento, con un minimo di par condicio ed un minimo di dibattito, la stragrande maggioranza dei cittadini sarà a favore.