Il recente "caso Ocalan", vicenda fra la farsa e la tragedia, ha contribuito
a portare al centro dell¹attenzione la tragedia delle donne e degli uomini del Kurdistan,
cui la consorteria internazionale degli Stati ha ripetutamente negato ogni diritto.
In Kurdistan, da decenni, si muore sotto il fuoco di questa o quella istituzione statale,
e anche quando le armi tacciono ogni elementare diritto individuale è calpestato dalle
classi politico-burocratiche, criminali e parassitarie che tengono sotto il loro controllo
questa regione.
In questa terra non è riconosciuto alcun diritto di proprietà sul proprio corpo e sui
propri beni, né il diritto di comunicare e intraprendere liberamente. Gli Stati
continuano a sopprimere, grazie alla violenza della legge e alla violenza illegittima che
ne segna ogni azione, ogni forma di mercato e ogni spazio di iniziativa economica.
Questa metodica soppressione del diritto di auto-organizzarsi liberamente induce a
protestare e ad esprimere ad alta voce il proprio dissenso tutti quanti credono nella
libertà, nei diritti naturali individuali e in quella giustizia che si manifesta
nell¹atto di dire il proprio "no" innanzi ai crimini perpetrati dalla Turchia e
dagli altri Stati che da decenni opprimono la gente del Kurdistan.
Quanti sottoscrivono il presente appello, allora, ritengono che questa ennesima tragedia
che vede protagonista gli Stati debba indurre ognuno di noi a chiedere ad alta voce la
fine di ogni tirannia statale e, nel caso specifico, il riconoscimento dei diritti
fondamentali di tutti quanti vivono nel Kurdistan, oltre che l'abolizione di quell'osceno
gioco delle parti fra Stati che va sotto l¹eufemistico nome di "diplomazia". E'
giunto il momento di riconoscere il diritto dei kurdi ad organizzare autonomamente e in
piena libertà la loro esistenza.
Movimento Libertario Padano
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